Il tumore alla vescica consiste nella crescita anormale delle cellule del rivestimento interno della vescica. In alcuni casi si può estendere alla parte muscolare. È più frequente nel sesso maschile rispetto a quello femminile ed è causato da modificazioni che avvengono nelle cellule presenti nel rivestimento interno della vescica. Tra i fattori di rischio il principale è il vizio del fumo, in quanto il tabacco contiene sostanze chimiche cancerogene, ma anche alcune attività lavorative, che richiedono l’uso di coloranti, vernici, materie plastiche, possono essere pericolose, ma passano molti anni (anche 30) dalla prima esposizione prima che il tumore si sviluppi.
La terapia è chirurgica oppure basata sulla chemioterapia e sulla radioterapia. Oggi però esiste un innovativo dispositivo sperimentale, TAR 200, che ha ottenuto buoni risultati nel trattamento di questo tumore. Si tratta di una sorta di cerotto medicato che rilascia in modo continuativo il farmaco chemioterapico gemcitabina direttamente sulla zona colpita da tumore, mantenendo la terapia attiva per settimane. Fra gli autori dello studio multicentrico internazionale, che ha coinvolto diversi Paesi ed è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ci sono gli scienziati dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire). Il nuovo dispositivo TAR-200 può offrire un’alternativa efficace ai classici trattamenti, permettendo nella maggior parte dei casi di evitare la rimozione della vescica; infatti, grazie al cerotto la maggior parte dei pazienti ha potuto evitare o rimandare la cistectomia.
«Questi risultati rappresentano un passo avanti decisivo verso terapie innovative, meno invasive e più tollerabili per i nostri pazienti», spiega Giuseppe Simone, direttore della UOC di Urologia del Regina Elena.



