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Un nuovo studio dimostra come curare l'AIDS con la marijuana

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Pubblicato il: 19-02-2014
Sanihelp.it - L’assunzione cronica di tetraidrocannabinolo (THC), uno dei maggiori principi attivi della marijuana, potrebbe garantire una maggiore sopravvivenza dei linfociti T (cellule fondamentali nella risposta immunitaria) nei pazienti affetti da AIDS, malattia provocata dal virus HIV che aggredisce e distrugge il sistema immunitario dell’organismo.

Ad affermarlo, uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Louisiana State University (LSU) guidato dalla dottoressa Patricia Molina, responsabile del Dipartimento di Fisiologia della LSU e autrice principale della ricerca.

Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista AIDS Research and Human Retroviruses, «si aggiunge al quadro già delineato dalla letteratura scientifica internazionale – spiega la dottoressa Molina –  aggiungendo importanti informazioni sui potenziali meccanismi che stanno alla base dello sviluppo dell’infezione provocata dal virus dell’HIV».

Infatti, secondo questa ricerca, la somministrazione continuativa di THC potrebbe ridurre la mortalità delle cellule T presenti nell’intestino, organo tra i primi a essere colpiti dal virus dell’HIV tramite un’infezione molto rapida e aggressiva che distrugge proprio le cellule immunitarie qui presenti, rallentando considerevolmente l'evoluzione della malattia.

La scoperta in questione si somma ad altri risultati ottenuti già nel 2011, quando la dottoressa Molina e i suoi colleghi avevano scoperto come il THC provocasse livelli più bassi di infezione virale (preservando quindi un maggior numero di cellule immunitarie) e migliorasse i tassi di sopravvivenza nei pazienti sieropositivi, contribuendo a limitare la perdita di peso provocata dalla malattia.

L’utilizzo terapeutico della marijuana è in realtà una soluzione impiegata efficacemente già da tempo per curare i sintomi associati con l'HIV (come il dolore cronico e la perdita di peso) ma negli ultimi tempi sono diverse le voci autorevoli che testimoniano come questa pianta potrebbe essere in grado di fermare lo sviluppo dell'AIDS.

Nel contempo però, sono altrettanto numerosi i membri della comunità scientifica che ancora diffidano dell'utilizzo della marijuana nei pazienti sieropositivi, in quanto alcuni componenti di questa pianta sono noti per inibire l'attività del sistema immunitario.

«Per trattare meglio l'infezione provocata dall’HIV, abbiamo bisogno non solo di capire meglio come questo virus provochi la sindrome da immunodeficienza acquisita, ma anche di testare approcci alternativi al trattamento di questa malattia – spiega Thomas Speranza , ricercatore e professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso la Feinberg School of Medicine di Chicago – Questo studio è importante perché spiega come il THC possa influenzare lo sviluppo dell’AIDS, rivelando un nuovo modo per rallentarne la progressione».
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AIDS Research and Human Retroviruses

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