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Ansia e depressione doppie in chi ha il glaucoma

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Pubblicato il: 28-02-2018
Ansia e depressione doppie in chi ha il glaucoma © Thinkstockphotos

Sanihelp.it - Quando la capacità visiva viene compromessa dal glaucoma, l’organo colpito non è soltanto l’occhio ma anche il cervello, perché avere difficoltà a svolgere semplici azioni domestiche o non poter più uscire da soli genera ansia e depressione.  

Secondo uno studio condotto dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e dall’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo, oltre il 70% dei malati ha avuto un approccio emotivo negativo alla diagnosi: il 35,7% ha avuto paura di diventare cieco, il 26,7% ha provato ansia (i malati più giovani di più in confronto a quelli più anziani).

Varie ricerche scientifiche hanno stabilito che i tassi di incidenza di ansia e depressione risultano doppi rispetto alla popolazione generale. Come emerge dalla meta-analisi italiana condotta dalle Università di Brescia, dalla Fondazione G.B. Bietti di Roma e dall’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, uno studio giapponese ha dimostrato che la prevalenza di malati di ansia (13%) e depressione (10,9%) è più alta rispetto al gruppo di controllo (7% e 5,2%).

Poiché questa malattia è cronica e può portare alla cecità, il glaucoma comporta un enorme carico psicologico. Tutte le limitazioni che comporta, come la paura di cadere, i problemi di equilibrio e l’insicurezza alla guida possono provocare una forma depressiva. Le conseguenze psicologiche sono legate alla consapevolezza che questa condizione peggiora di anno in anno, provocando difficoltà di deambulazione, problemi nella lettura, nel riconoscimento degli oggetti e dei volti e nella guida.

Il glaucoma interessa il 3% della popolazione con più di 40 anni. La causa è l’aumento della pressione intraoculare, che danneggia il nervo ottico e il campo visivo, ma giocano un ruolo anche fattori neurodegenerativi e vascolari: si stima che dal 30% al 70% dei soggetti con glaucoma ne hanno una forma indipendente dalla pressione oculare alta.

Uno studio della University of Miami Miller School of Medicine ha dimostrato che la riduzione della pressione oculare è in grado di rallentare la progressione della malattia, ma non di fermarla, a causa dell’origine neurodegenerativa della malattia, simile a Alzheimer e il morbo di Parkinson. Il nuovo approccio terapeutico prevede di affiancare alle terapie di prima linea, sostanze neuroprotettive che contrastino il suicidio cellulare.

Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante l’ubiquinone, più noto come coenzima Q10, è una delle molecole più promettenti. Simile a una vitamina, è presente a livello del mitocondrio e partecipa al metabolismo deputato alla produzione di energia all’interno della cellula, intervenendo come uno spazzino nei meccanismi di rimozione dei radicali liberi.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Conferenza sul Mese Mondiale del Glaucoma organizzato da Whin

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