Sanihelp.it – Muoversi con un bebè richiede molta pazienza e tanta organizzazione. Il bambino ha le sue esigenze e le sue scadenze, due su tutte: mangiare ed essere cambiato. L'allattamento al seno in pubblico suscita ancora oggi, in alcuni casi, imbarazzo e fastidio; cambiare il bebè invece, può rivelarsi una vera e propria impresa: non tutti i luoghi pubblici sono provvisti di spazi ad hoc.
Avere un figlio non deve costituire una limitazione. Le madri hanno diritto di muoversi senza restrizioni e dovrebbero essere messe in condizione di andare ovunque e di cambiare e allattare i propri bambini quando lo richiedono. Per questo L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF raccomandano di creare ambienti pubblici accoglienti per favorire l’allattamento materno.
Sono nati così i Baby Pit Stop. Il termine, preso in prestito dal mondo della Formula 1, si riferisce ad ambienti creati all’interno di strutture materno-infantili (ospedali, consultori, nidi) o in spazi commerciali e non (bar, farmacie, ristoranti, supermercati, biblioteche, università, stazioni, ecc.), che per la loro distribuzione territoriale possono costituire un’importante rete di sostegno alle mamme che si trovano fuori casa.
In queste zone è possibile fare il pieno di latte e il cambio di pannolino: una mini area ristoro dove garantire alle mamme accoglienza, riserbo e discrezione. È un servizio gratuito, non obbliga all’utilizzo commerciale della struttura e la sua organizzazione e idoneità sono garantite da ASL e UNICEF con una verifica periodica da parte di Baby Consumers,associazione di tutela dei consumatori, con la collaborazione di IBFAN Italia.
Prevedono: un fasciatoio per il cambio del bambino (che può essere allestito in bagno se c’è lo spazio), una sedia, opuscoli informativi dell’ASL e dell’UNICEF e, se si può, uno spazio gioco. I Baby Pit stop sono facilmente riconoscibili: una vetrofania all’ingresso e/o un cartello indicano l’area allestita. L'iniziativa è partita dalla città di Milano, ma presto sarà diffusa in tutta Italia.



