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La solitudine fattore di rischio per l’ictus

Sanihelp.it – Secondo uno studio pubblicato sulla rivista eClinicalMedicine e condotto presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston chi è solo è più esposto al rischio ictus.


Diversi studi si sono focalizzati sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari nelle persone sole, ma questo è il primo studio a focalizzarsi fra i cambiamenti della solitudine e il rischio di sviluppare ictus nel corso del tempo.

Per la realizzazione dello studio i ricercatori hanno usato i dati dell'Health and Retirement Study 2006-2018, volti a valutare il legame nel tempo tra solitudine e ictus.

Tra il 2006 e il 2008, 12.161 partecipanti allo studio, tutti di età superiore ai 50 anni e senza storia di ictus, hanno risposto alle domande della Revised UCLA Loneliness Scale.

Da queste risposte, i ricercatori hanno creato punteggi sintetici di solitudine.

Quattro anni dopo, dal 2010 al 2012, gli 8936 partecipanti allo studio hanno risposto nuovamente alle stesse 20 domande.

In base ai punteggi di solitudine ottenuti nei due periodi, i partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi. 


I partecipanti allo studi, risultati soli alla prima misurazione, hanno evidenziato un rischio di ictus del 25% più alto rispetto a coloro per i quali non è emersa una condizione di solitudine.

I partecipanti risultati in solitudine in entrambi i momenti temporali, hanno evidenziato un rischio di ictus superiore del 56% rispetto a quelli che non hanno denunciato solitudine per il periodo di tempo preso in considerazione.

Ecco quindi che la solitudine diventa un fattore di rischio per l’ictus se la condizione si protrae per un tempo molto lungo. 

Le persone che sperimentano la solitudine cronica hanno una maggiore probabilità di avere problemi a sviluppare o mantenere relazioni sociali soddisfacenti e anche per questo sono scarsamente capaci di aderire alle terapie prescritte, più facilmente sviluppano cattivi stili di vita ovvero fumano, bevono e dormono male e tutto ciò si riflette in negativo anche sulla salute fisica  con maggiore propensione alla pressione alta e ripercussioni su sistema cardiovascolare, metabolico e immunitario.

Secondo gli autori dello studio è fondamentale effettuare screening per la solitudine fra la popolazione al fine di fornire  assistenza o almeno indirizzare i pazienti a un supporto socio-psicologico. 

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