L’epatite infettiva del cane, o malattia di Rubarth, è causata dall’adenovirus del cane tipo 1 (CAdV-1) che è antigenicamente correlato all’adenovirus del
cane tipo 2 (CAdV-2), responsabile di infezioni respiratorie (tosse dei canili).
Il periodo di incubazione è breve e varia da 2 a 4 giorni, dopo di che si osservano febbre a volte superiore a 40°C, stanchezza, mancanza di appetito, vomito, diarrea, epistassi (perdita di sangue dal naso), dolori addominali, tosse e difficoltà respiratoria. Spesso possono presentarsi problemi agli occhi con congiuntivite, uveite (occhio blu) e fotofobia. Nei casi più gravi il cane colpito può morire anche in poche ore dall’insorgenza dei sintomi, mentre nei casi più lievi può guarire in una settimana.
Il virus può essere escreto con le urine, le feci o la saliva.
Un cane sano può infettarsi per contatto diretto con secreti infetti di un animale malato, se ne ingerisce le urine o le feci, o attraverso leccamenti, oppure per via indiretta, per contatto con utensili, ciotole, giochi ecc. contaminati da un cane malato.
La diagnosi si basa su test sierologici e sulla PCR (Polymerase Chain Reaction PCR: reazione a catena della polimerasi), che oltre a identificare il problema, permette di differenziare il virus che causa l’epatite infettiva da quello che causa problemi respiratori. Una ecografia può essere di molto aiuto non tanto per la diagnosi, quanto per la valutazione delle condizioni dei vari organi e apparati, in modo da impostare la terapia corretta. In realtà non esiste un farmaco antivirale mirato, per cui si ricorre alla fluidoterapia per ripristinare l’equilibrio idro-salino del corpo, eventuali antibioticise ci sono infezioni batteriche secondarie e cortisonici.
L’epatite infettiva del cane non può trasmettersi all’uomo, in quanto il virus è specie-specifico e colpisce cani e volpi. Esiste comunque un vaccino fortemente raccomandato che consente una efficace prevenzione.



