Sanihelp.it – Scoprire che un figlio, un partner o un genitore ha sviluppato una dipendenza da gioco d’azzardo è un’esperienza devastante. Il senso di tradimento, la rabbia per le bugie e la paura per le conseguenze economiche si mescolano spesso a un profondo senso di impotenza. Eppure il ruolo della famiglia nel percorso di guarigione è fondamentale: sapere cosa fare — e cosa evitare — può fare la differenza.
Riconoscere il problema
Prima di poter aiutare, bisogna capire. I segnali del gioco d’azzardo patologico non sono sempre evidenti: mancanze di denaro inspiegabili, bugie ricorrenti sugli spostamenti, sbalzi d’umore e isolamento progressivo sono indizi frequenti. Se il gioco avviene online, i campanelli d’allarme possono essere ancora più sfumati. Un test di autovalutazione può fornire un primo orientamento, anche se somministrato in modo informale.
Cosa fare: i passi concreti
Aprire il dialogo con empatia. Scegli un momento tranquillo, evita toni accusatori e concentrati sui fatti: «Ho notato che ultimamente mancano dei soldi dal conto, vorrei capire cosa succede». L’obiettivo non è ottenere una confessione ma aprire uno spazio di confronto.
Non prestare denaro. Per quanto doloroso, finanziare direttamente o indirettamente il gioco è il modo più sicuro per alimentare la dipendenza. Se la situazione finanziaria è già compromessa, valuta con un legale o un consulente la tutela del patrimonio familiare.
Informarsi sulla malattia. La ludopatia non è un vizio né una questione di volontà: è un disturbo riconosciuto che altera i circuiti cerebrali della ricompensa. Comprendere questo aspetto aiuta a ridurre la colpevolizzazione e a sostenere il percorso di cura con maggiore consapevolezza.
Proporre l’aiuto professionale. Il Ser.D della ASL di riferimento offre consulenze gratuite e riservate, sia per il giocatore sia per i familiari. Il Telefono Verde ISS (800 558822) è un primo punto di contatto anonimo.
Cosa evitare
Alcune reazioni, per quanto comprensibili, rischiano di peggiorare la situazione: i ricatti emotivi («se mi vuoi bene smetti»), il controllo ossessivo (perquisire tasche, sequestrare il telefono), le minacce di abbandono senza un piano concreto e il silenzio complice. Allo stesso modo, coprire i debiti di gioco senza affrontare il problema alla radice non fa che rimandare la crisi.
Prendersi cura di sé
Chi vive accanto a un giocatore patologico spesso trascura il proprio benessere. Stress cronico, ansia e sintomi depressivi sono frequenti tra i familiari. Partecipare a gruppi di sostegno come Gam-Anon (l’equivalente dei Giocatori Anonimi per le famiglie), rivolgersi a uno psicologo o semplicemente condividere l’esperienza con persone fidate è essenziale per non affondare insieme.
Dove trovare supporto
Il sistema pubblico italiano offre diverse risorse. I Ser.D sono il punto di riferimento principale: presenti in ogni ASL, garantiscono percorsi terapeutici gratuiti. Il Telefono Verde ISS (800 558822) fornisce orientamento e indirizzi dei centri sul territorio. Le associazioni di auto-aiuto (Giocatori Anonimi, Gam-Anon) operano in molte città con incontri settimanali. Per conoscere nel dettaglio le opzioni terapeutiche, rimandiamo al nostro articolo su terapie, centri e percorsi di cura.
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