Sanihelp.it – L’ipoacusia lieve e moderata non è più considerata un semplice disturbo sensoriale, ma un determinante rilevante di salute pubblica.
Se trascurata, la perdita dell’udito rappresenta oggi, al pari dell’ipertensione, uno dei principali fattori di rischio modificabili per il decadimento cognitivo. Proprio di questo argomento si è ampiamente discusso durante il Congresso Regionale FIMMG in una sessione dei lavori denominata Ipoacusia e declino cognitivo: una nuova sfida di sanità pubblica tra prevenzione, diagnosi precoce e riabilitazione.
Le evidenze scientifiche degli ultimi anni confermano che anche una perdita uditiva lieve aumenta il carico cognitivo dell’ascolto, favorendo l’isolamento sociale e contribuendo al declino delle funzioni cerebrali. Tuttavia, l’accesso precoce alle soluzioni di amplificazione rimane limitato da barriere culturali e dallo stigma che ancora accompagna l’utilizzo delle protesi tradizionali.
In questo spazio si collocano le nuove tecnologie di amplificazione open ear, pensate come strumento di intercettazione precoce del disagio uditivo, capaci di favorire consapevolezza e adesione progressiva al percorso di cura. Durante l’evento è stato presentato anche uno studio condotto dal dott. Andrea Albera, specialista ORL insieme a ricercatori dell’Università di Torino su un nuovo approccio all’amplificazione basato sulle più recenti evidenze. I dati mostrano come i dispositivi di amplificazione acustica open ear risultino efficaci nei soggetti con difficoltà uditive lievi e moderate, confermandone il potenziale clinico come soluzione complementare.
Come sottolineato anche dal NAL (National Acoustic Laboratories), non si tratta di un sostituto della riabilitazione protesica strutturata, bensì di una nuova modalità di approccio graduale al problema uditivo, utile a intercettare i pazienti che ancora non sono pronti per un supporto tradizionale.
Per il medico di medicina generale e per i professionisti coinvolti nella presa in carico territoriale, queste evidenze aprono una prospettiva concreta: colmare il vuoto tra la prima percezione di disagio (faccio fatica a sentire) e l’inizio effettivo del percorso riabilitativo. Un modello di sanità orientato alla prevenzione e all’intervento precoce per preservare la salute cognitiva della popolazione.



