Sanihelp.it – Rallentare l’invecchiamento biologico non richiede sempre interventi drastici. Una sperimentazione condotta in Giappone su uomini in sovrappeso ha collegato un programma di 12 settimane, basato su consumo quotidiano di yogurt probiotico, camminate regolari e indicazioni alimentari di base, a una riduzione di circa il 2% in un marcatore epigenetico dell’invecchiamento. Lo studio, pubblicato sulla rivista Aging, è finanziato dall’azienda produttrice dello yogurt impiegato nella ricerca ed è definito dagli stessi autori esplorativo.
Il disegno della sperimentazione
Allo studio hanno preso parte 48 uomini con indice di massa corporea pari o superiore a 25, di età compresa tra 50 e 74 anni, arruolati presso una clinica cardiologica di Tokyo. Nessuno dei partecipanti consumava abitualmente latticini fermentati prima dell’avvio della ricerca. Attraverso un’assegnazione casuale, un gruppo ha seguito il programma di intervento mentre l’altro ha mantenuto le proprie abitudini abituali, fungendo da controllo.
Il protocollo prevedeva una porzione giornaliera da 100 grammi di yogurt arricchito con 2 miliardi di unità vive del ceppo Bifidobacterium longum BB536, da assumere dopo colazione. A questo si aggiungevano un percorso di educazione alimentare orientato a contenere porzioni, snack e bevande zuccherate (senza un conteggio calorico rigido) e un programma di camminata o uso dello stepper per almeno 30 minuti, tre volte a settimana, con un dispositivo fornito direttamente ai partecipanti. L’aderenza al consumo di yogurt si è mantenuta sopra il 99% dei giorni previsti.
Cosa indica il marcatore utilizzato
Per stimare la velocità di invecchiamento, i ricercatori hanno utilizzato DunedinPACE, uno strumento basato sull’analisi di marcature chimiche sul DNA (epigenetica) che misura il ritmo attuale dell’invecchiamento, distinguendolo dall’età anagrafica. Un valore di 1.0 corrisponde a un’usura biologica proporzionale agli anni vissuti; valori superiori indicano un invecchiamento più rapido e sono stati associati in letteratura a un maggiore rischio cardiovascolare e di mortalità.
All’inizio dello studio, entrambi i gruppi presentavano punteggi superiori a 1.0. Al termine delle 12 settimane, il gruppo che aveva seguito il programma è passato da 1.05 a 1.03, con un rallentamento interno di circa il 2,2% e una differenza di circa il 2,3% rispetto al gruppo di controllo, rimasto pressoché invariato a 1.10.
Non solo perdita di peso
Il gruppo sottoposto all’intervento ha registrato anche un calo significativo del peso corporeo, a fronte di valori stabili nel gruppo di controllo. Analizzando i dati, però, i ricercatori non hanno trovato un’associazione statisticamente significativa tra la variazione di DunedinPACE e la sola perdita di peso, né tra la variazione del marcatore e la frequenza dell’attività fisica considerata singolarmente. Il risultato suggerisce che a incidere sia stata la combinazione delle diverse componenti del programma, più che un fattore isolato.
Un segnale anche sulla funzionalità renale
Lo studio ha preso in esame anche alcuni indicatori basati sul DNA collegati a un secondo strumento di stima dell’età biologica, GrimAge. Tra questi, un indicatore proxy della cistatina C — proteina filtrata dai reni, il cui aumento è generalmente associato a un maggiore carico di lavoro renale — è diminuito in modo significativo nel gruppo trattato, confermandosi anche dopo controlli statistici aggiuntivi. Un secondo marcatore renale ha mostrato una tendenza simile, senza tuttavia raggiungere una soglia di significatività autonoma.
Gli autori ipotizzano che alcuni ceppi batterici intestinali, correlati al probiotico utilizzato, possano contribuire a neutralizzare un composto solitamente legato allo stress renale, ma sottolineano che la ricerca non era progettata per verificare questo meccanismo in modo diretto.
Quanto pesano i limiti dello studio
Si tratta di una sperimentazione di piccole dimensioni: 48 partecipanti arruolati, di cui 45 hanno completato l’analisi secondo protocollo. Il campione era limitato a uomini giapponesi in sovrappeso tra 50 e 74 anni, un fattore che riduce la possibilità di estendere le conclusioni a donne, persone più giovani o popolazioni con caratteristiche diverse. La durata di sole 12 settimane non consente di stabilire se i cambiamenti osservati siano duraturi nel tempo.
Trattandosi di un intervento che combina più elementi (yogurt, attività fisica, educazione alimentare), lo studio non permette di isolare il contributo specifico di ciascuna componente. Il disegno in aperto, con partecipanti consapevoli del gruppo di appartenenza, e il finanziamento da parte dell’azienda produttrice — i cui dipendenti figurano come autori della pubblicazione — sono ulteriori elementi da considerare nella lettura dei risultati, che restano preliminari e richiedono conferma in studi indipendenti su campioni più ampi.



