Sanihelp.it – L’epatite di Rubarth, meglio conosciuta come epatite infettiva canina, è una delle malattie virali per le quali il cane viene sottoposto a vaccinazione. Il virus responsabile si chiama Canine Mastadenovirus A (CAV-1), appartenente alla famiglia Adenoviridae, genere Mastadenovirus. Il virus è molto resistente nell’ambiente e alle sostanze chimiche, mentre teme il caldo. La malattia è più frequente nei cani al di sotto di un anno di età, anche se si può presentare a qualsiasi età se il cane non è vaccinato. Il virus può essere escreto con le feci, le urine e la saliva. L’infezione avviene per via oronasale e la trasmissione può avvenire per inalazione di aerosol infetto o per via orale diretta o indiretta (tramite utensili utilizzati per il cibo, mani o vestiti, ciotole, cucce e giochi contaminati da un cane malato). Dopo infezione o malattia naturale, l’immunità perdura per tutta la vita. I sintomi consistono in febbre, ingrossamento dei linfonodi, scarso appetito, spossatezza, tensione addominale e epatomegalia (ingrossamento del fegato), dolori addominali, vomito e diarrea, a volte con presenza di sangue. Può manifestarsi anche una forma di ittero (ingiallimento della cute e della parte bianca degli occhi, la sclera). Nei casi più lievi la guarigione si verifica in circa una settimana, mentre nelle forme più gravi possono comparire sintomi neurologici e il cane può arrivare alla morte.
L’epatite infettiva canina non si può trasmettere all’uomo, in quanto il virus è specie-specifico e colpisce i cani e i canidi selvatici. Terapie specifiche non esistono, solo terapie di supporto per cercare di far sopravvivere il cane, come la fluidoterapia per mantenere il corretto equilibrio idro-elettrolitico e acido-base, antibiotici per scongiurare un’infezione batterica secondaria, correzione dell’alimentazione con cibi specifici per problemi epatici. Per prevenire questa patologia si deve vaccinare il cane secondo le indicazioni del veterinario.



