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Gatti, gravidanza e toxoplasmosi: cosa si deve temere?

Sanihelp.it – Non è necessario allontanare il gatto di casa durante la gravidanza, ma è fondamentale adottare semplici regole igieniche per evitare il contagio della toxoplasmosi, una zoonosi causata da un microrganismo, il Toxoplasma gondii. Questo parassita compie il suo ciclo vitale solo all’interno delle cellule, e può infettare moltissimi animali, dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi, e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. Il Toxoplasma gondiinon si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto. L’infezione è molto frequente nella popolazione umana: nel mondo si ritiene che circa 1/3 della popolazione la contragga, nella maggioranza dei casi senza avere disturbi. La malattia è invece grave se acquisita dalla madre nel corso della gravidanza, perché si può trasmettere il parassita al feto. Nella maggior parte delle persone che acquisiscono la toxoplasmosi dopo la nascita, l’infezione non dà alcun disturbo, è asintomatica. A volte si osservano ingrossamento dei linfonodi e febbre.
Cosa succede se la donna in gravidanza contrae la toxoplasmosi? Se la donna è nel primo trimestre di gravidanza, nella maggior parte dei casi il feto non subisce lesioni, ma nei casi gravi si può avere aborto, lesioni oculari e idrocefalo, con conseguente alterazione del cranio. Nel corso del secondo trimestre di gravidanza la trasmissione dell’infezione dalla madre al feto è più frequente e si manifesta il più delle volte con lesioni oculari (corioretinite), riduzione o aumento della scatola cranica (microcefalia o idrocefalia). Se la donna gravida acquisisce la toxoplasmosi nel terzo trimestre, nella maggior parte dei casi il feto non mostra alcun danno, raramente può presentare ittero neonatale e ingrossamento del fegato e della milza. Tuttavia, negli anni successivi possono manifestarsi danni oculari (corioretinite), motivo per cui il bambino andrà sottoposto a periodiche visite oculistiche.


Come si acquisisce la toxoplasmosi? Le vie di contagio più comuni per l’essere umano sono la carne cruda o poco cotta, soprattutto maiale, agnello, selvaggina, che può contenere cisti del parassita, le verdure e la frutta non lavate bene, contaminate da terra infetta, il contatto con terra che contiene oocisti senza usare i guanti, la manipolazione di utensili da cucina contaminati da carne cruda. Di recente sono state evidenziate come ulteriori fonti di infezione il latte di capra non pastorizzato e i frutti di mare crudi.  Quindi, come si vede, il gatto non è l’unico responsabile del contagio, soprattutto se vive in casa e mangia prodotti industriali. Diverso è il caso del gatto che esce a caccia e mangia le sue prede infette, come topi e uccelli, o carne cruda contaminata, per poi eliminare nelle feci le oocisti del parassita, diventando una fonte di contagio.

La cosa principale è quindi la prevenzione igienico-alimentare. Le strategie includono il lavaggio delle mani con acqua corrente, sapone e spazzolino per le unghie prima di consumare i pasti e dopo aver manipolato i cibi crudi, l’uso di guanti quando si maneggino sabbia, terriccio e lettiere per gatti, l’accurato lavaggio sotto acqua corrente di frutta e verdura che devono essere consumate crude e non sbucciate, e degli utensili e piani di lavoro in cucina, esclusione dalla dieta di carni crude o poco cotte e di latte e derivati non pastorizzati, conservazione separata dei diversi alimenti. È sconsigliato adottare gatti randagi, perlomeno nel periodo della gravidanza, e permettere al gatto di accedere all’esterno dell’abitazione per evitare che catturi topi e uccelli. Si raccomanda inoltre di alimentare i gatti con prodotti in scatola, essiccati o comunque cotti.

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