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L’infezione da Herpesvirus canis (CHV), descritta per la prima volta da Carmichael et al. nel 1965, è fonte di preoccupazione per gli allevatori e per i gestori di canili e pensioni, in quanto responsabile di aborti e mortalità di cuccioli al di sotto delle tre settimane di vita. Gli adulti presentano sintomatologia meno evidente, a decorso subclinico, con scolo oculare e nasale, congiuntivite, pustole e vescicole a carico dell’apparato genitale femminile a rapida risoluzione con possibili recidive ad ogni estro. La trasmissione di CHV ai cuccioli può avvenire in utero oppure durante il parto, in seguito a contatto con i secreti vagino-cervicali della madre, o, ancora, dopo la nascita, tramite contatto diretto o indiretto con i secreti di animali infetti. I cuccioli infetti presentano ottundimento del sensorio e sono riluttanti ad assumere il latte; si lamentano insistentemente, a causa di una intensa dolorabilità addominale, facilmente riscontrabile mediante palpazione, e le feci sono molli di colore giallo-verde. I soggetti, generalmente, non presentano ipertermia e muoiono, dopo 24-48 ore dalla comparsa dei primi segni clinici.
Esiste però, per fortuna, la prevenzione: il vaccino. Visto che l’immunità del virus non dura tantissimo, perché il virus deve essere ucciso prima di essere messo nel vaccino (altrimenti si nasconderebbe nel corpo della madre) si fanno due singole vaccinazioni, in prossimità dell’attività riproduttiva. La prima si fa quando i cani si accoppiano (per evitare che la femmina la prenda dal maschio), chiaramente se la riproduzione è programmata, come per i cani d’allevamento; la seconda si fa due settimane prima del parto, ovvero a 45 giorni, facendo così in modo che la madre sia coperta dal virus per tutta la gravidanza. Quindi, poiché la malattia non è pericolosa per il cane adulto, il cui sistema immunitario è abbastanza forte da sconfiggere il virus da solo, il ricorso al vaccino va riservato a situazioni epidemiologiche di allevamento che ne consiglino l’utilizzo.



