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Dal Marocco… con rabbia

Sanihelp.it – Un cane è arrivato dal Marocco in Veneto introdotto irregolarmente da una cittadina italiana di Vittorio Veneto (Treviso) e, scoperto che era affetto dalla rabbia, è stato preso in carico dalle autorità sanitarie locali.


Il cane è arrivato attraverso la Spagna, dove è stato vaccinato da un Veterinario con registrazione delle profilassi sul libretto sanitario, tra le quali però non c’è la rabbia. Il cane ha quindi raggiunto l’Italia al seguito della proprietaria, che in seguito è stata morsa più volte, che viaggiava con proprio automezzo, poi è stato microchippato in Italia.

Dopo poco, l’animale ha iniziato a manifestare sintomi neurologici e inappetenza, e ha ricevuto l’infausta diagnosi, in conseguenza della quale è stato sottoposto a eutanasia. I cani entrati in contatto con l’esemplare morto, a seguito di un incontro presso un educatore cinofilo, hanno subito pesanti ripercussioni: vaccinazione obbligatoria e 6 mesi di quarantena, lontano da casa, presso un rifugio. Tutto questo perché la rabbia è un’infezione molto grave, causata da un virus, Rabies lyssavirus, che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e, in genere, è trasmessa dalla saliva di un animale infetto, molto spesso un cane, attraverso il morso, oppure tramite il contatto della saliva con la pelle graffiata o non integra. Ciò consente al virus di penetrare attraverso la pelle e di raggiungere il sistema nervoso. L’incubazione varia solitamente da 20 a 90 giorni, ma eccezionalmente può arrivare fino a 12 mesi. Quando compaiono i sintomi nelle persone (formicolio e intorpidimento nella zona del morso o del graffio, febbre, mal di testa, vomito, confusione, allucinazioni, idrofobia, cioè paura o rifiuto dell’acqua, spasmi muscolari) significa che il virus ha già raggiunto e danneggiato il sistema nervoso centrale e, quindi, è troppo tardi per qualsiasi intervento. I principali sintomi, per il cane, sono cambi improvvisi del comportamento, ma anche febbre o letargia, vomito, inappetenza e tendenza a leccare una parte specifica del corpo, di solito quella in cui è avvenuto il contagio. Segue una fase chiamata furiosa in cui l’animale mostra iperattività, aggressività, tendenza a mordere oggetti o altri animali o persone, e anche qualche principio di paralisi, che a volte è preminente rispetto all’aggressività. La rabbia porta spesso a crisi respiratorie e infine alla morte. Questa malattia si previene vaccinando gli animali domestici, evitando il contatto con animali selvatici e sottoponendosi subito alla profilassi medica (lavaggio della ferita + vaccino) in caso di morso.

A Vittorio Veneto è stata disposta la vaccinazione gratuita di cani e gatti, mentre le persone sono state sottoposte a profilassi post-esposizione, misura efficace per prevenire qualsiasi rischio di insorgenza di malattia.

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