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Visite specialistiche: per 8 italiani su 10 il tempo conta più del portafogli

Sanihelp.it -Negli ultimi anni il rapporto tra gli italiani e la tutela della propria salute ha attraversato una profonda evoluzione. Tra tempi di attesa del servizio sanitario pubblico spesso incompatibili con le esigenze quotidiane e l’affermazione di strumenti digitali sempre più intuitivi, il modo di cercare, valutare e prenotare una visita specialistica è radicalmente cambiato.


Ma come sono cambiate, esattamente, le abitudini quando si tratta di scegliere a chi affidare il proprio benessere?

A scattare una fotografia dettagliata di questa trasformazione è iDoctors, la prima piattaforma in Italia (oggi basata su AI) per la prenotazione online di visite specialistiche ed esami diagnostici. L’osservatorio ha fatto il punto sulla sanità digitale analizzando un campione di oltre 35.000 questionari raccolti tra il 2020 e il 2026. A emergere, in particolare, è la necessità crescente di poter contare su date e orari compatibili con ritmi di vita sempre più frenetici.

Come cambiano le priorità dei pazienti: oggi in testa la flessibilità

Nel periodo che va dal 2020 al 2025 il principale fattore di scelta indicato dagli utenti della piattaforma si riferiva alla consultazione del Curriculum Vitae e quindi alle informazioni sulle competenze specialistiche, elemento selezionato dal ben il 43% dei partecipanti all’indagine. Seguivano poi la disponibilità di orario (38%), le recensioni verificate (35%), l’ubicazione dello studio (33%), tra gli ultimi posti il prezzo (22%) e solo infine la pregressa conoscenza dello specialista (19%).

È nel 2026 però che si registra un cambio di passo: i dati analizzati mettono in luce come la disponibilità oraria balzi in cima alle preferenze, con una percentuale del 46%, diventando quindi in assoluto il principale criterio di scelta. Segue poi il Curriculum Vitae (40%) a conferma dell’importanza che si continua a riservare alla preparazione dello specialista, la vicinanza geografica (30%), la presenza di recensioni (30%), il conoscere già il medico (23%) e solo all’ultimo posto della classifica dei parametri il prezzo (19%).

Questi dati stimolano una riflessione profonda, soprattutto se messi in relazione al dato economico. Nel 2026, la percentuale di pazienti per i quali il prezzo è una leva importante è passata dal 22% al 19%. Le percentuali appena citate descrivono quindi una panoramica in cui la possibilità di scegliere date e orari più funzionali — e competenze comprovate — prevalgono nettamente nel contesto della scelta delle cure specialistiche, anche a discapito del portafogli. La percentuale di utenti per i quali il prezzo è l’unico elemento da tenere in considerazione è meno del 2%, a riprova che il costo viene sì preso in considerazione, ma quasi esclusivamente in relazione ad altri criteri.


«Gli italiani, a fronte di un curriculum solido e della possibilità di poter organizzare un incontro all’interno di tempistiche più comode, sono evidentemente disposti ad essere flessibili rispetto al costo della visita», raccontano Paola Conti e Pierluigi De Vittorio, co-founder di iDoctors. «Diventa infatti sempre più difficile piegare la settimana lavorativa attorno alla necessità di effettuare una visita o un controllo. Non solo quando si prenota per sé stessi, ma anche e soprattutto nei casi nei quali ci si sta prendendo cura di qualcuno: un parente anziano o un figlio».

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