Sanihelp.it – Con il World Eosinophilic Esophagitis Day, la Giornata Mondiale dell’Esofagite Eosinofila (EoE) del 22 maggio si è chiuso il mese delle Patologie Eosinofile aperto il 18 maggio dal World Eosinophilic Diseases Day.
Una ricorrenza istituita su impulso delle associazioni dei pazienti riunite nella EoE Alliance e in Italia promossa da ESEO Italia, con l’obiettivo di accendere i riflettori su una malattia infiammatoria cronica che non è più rara, con una prevalenza stimata di circa 43 casi ogni 100.000 abitanti e una crescita mondiale dell’800% negli ultimi decenni, ma che continua a essere diagnosticata in media con sei anni di ritardo, e in alcuni casi fino a dieci.
In occasione della Giornata, la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) rinnova il proprio impegno al fianco dei pazienti e dell’associazione ESEO Italia, indicando nella sensibilizzazione della popolazione e nella formazione capillare dei medici, a partire dalla medicina generale fino agli specialisti, le due leve in grado di accorciare in modo concreto la distanza tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi. In occasione della giornata di chiusura il Professor Edoardo Giannini ha fotografato la condizione nella quale ancora oggi vivono i pazienti prima di arrivare a una diagnosi certa: «Oggi i pazienti affetti da EoE vivono in un mare spesso agitato dall’incertezza clinica e senza una guida precisa. L’obiettivo principale è far sì che i pazienti possano giungere a una diagnosi definitiva nel più breve tempo possibile. Questo percorso richiede tappe intermedie fondamentali presso i Medici di Medicina Generale che, a loro volta, possono indirizzare il paziente verso le cure specialistiche».
Per colmare il divario che separa i pazienti da una diagnosi certa e dalle cure più appropriate, il Presidente SIGE ha indicato due direttrici di intervento da attivare in parallelo: «Dobbiamo investire nella sensibilizzazione della popolazione sui sintomi suggestivi di Esofagite Eosinofila, perché la conoscenza rappresenti la forza che spinge i pazienti verso un primo confronto medico sul territorio. Inoltre è fondamentale fornire formazione specifica sia ai medici di medicina generale, affinché possano indirizzare tempestivamente i casi sospetti verso lo specialista di riferimento, sia agli specialisti, in modo che il percorso diagnostico-terapeutico sia pragmatico e completo».
Un richiamo che assume particolare valore alla luce dei dati epidemiologici nazionali: in Italia l’Esofagite Eosinofila rappresenta oggi la prima causa di disfagia nel paziente ambulatoriale che si rivolge allo specialista in Gastroenterologia. Senza il supporto della medicina territoriale e di una rete specialistica solida, il rischio è che i pazienti restino prigionieri del ritardo diagnostico e delle sue conseguenze cliniche, fisiche e psicologiche.
Da qui l’impegno che la SIGE intende assumere: «Da una parte supportare l’associazione pazienti ESEO nell’attività di sensibilizzazione della popolazione generale, affinché vi sia maggiore consapevolezza dei sintomi della malattia; dall’altra impegnarsi nell’attività formativa sia per i medici di medicina generale sia per gli specialisti in gastroenterologia, con lo scopo ultimo di trasformare la complessa rotta dei pazienti in un percorso rapido, lineare e certo verso la diagnosi e la terapia»



