Sanihelp.it -Il divario tra generazioni non è più solo una questione di linguaggio o consumi, ma di tenuta psicologica. Secondo l’ultima survey condotta all’inizio del 2026 da Serenis — centro medico digitale per il benessere mentale — in collaborazione con l’agenzia Marketing Espresso, i Millennials mostrano una resilienza superiore rispetto alla Gen Z.
L’indagine, che ha coinvolto un campione di 4.853 rispondenti distribuiti su tutto il territorio nazionale, delinea un quadro complesso dove la stabilità emotiva sembra essere direttamente proporzionale all’età anagrafica.
Il peso del futuro sulla Gen Z
Il dato più allarmante riguarda la “prospettiva di vita”. Sebbene entrambe le generazioni condividano un senso di delusione rispetto alle aspettative passate (circa il 60% dei rispondenti vive un’esistenza peggiore di quella immaginata), è la Gen Z a soffrire la pressione maggiore:
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78% della Gen Z teme di non riuscire a costruire una vita soddisfacente (contro il 59,2% dei Millennials).
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64,4% della Gen Z dichiara uno stato d’ansia cronico per il futuro (rispetto al 45% dei Millennials).
Questa discrepanza non risiede nella cura di sé — i punteggi sull’attenzione alla salute mentale sono quasi identici — ma in un senso di “ritardo” sociale percepito dal 40% dei giovani tra i 14 e i 30 anni.
I catalizzatori della crisi: economia e doomscrolling
Perché la Gen Z sta peggio? La ricerca identifica due fattori strutturali che suggeriscono come il supporto clinico, da solo, non sia sufficiente senza un intervento culturale e sistemico.
La trappola digitale: la Gen Z fatica maggiormente a disconnettersi. Il fenomeno del doomscrolling (la fruizione compulsiva di notizie negative) colpisce il 18,8% dei giovanissimi, quasi il doppio rispetto ai Millennials (10,6%). Il 45% dei Gen Z dichiara inoltre di voler ridurre l’uso dei social senza riuscirvi, evidenziando una dipendenza che alimenta ansia e stress.
L’insicurezza economica: La precarietà finanziaria funge da acceleratore del disagio. Il 51,4% della Gen Z è insoddisfatto della propria condizione economica, un dato che nei Millennials scende grazie a una maggiore penetrazione dei contratti a tempo indeterminato e a una stabilità lavorativa più consolidata.
Geografia del disagio: il Mezzogiorno ai margini
L’analisi territoriale conferma il vantaggio dei Millennials in ogni regione, ma evidenzia una profonda spaccatura geografica. Il Sud Italia emerge come l’area di massimo stress:
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In Sicilia e Campania si registrano i livelli più bassi di benessere percepito.
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Al Sud, quasi il 60% della Gen Z è insoddisfatto della propria situazione economica e il 68,6% avverte un forte scarto tra la vita sognata e quella reale.
Al contrario, Lombardia e Veneto si confermano le regioni in cui il binomio tra stabilità economica e accesso ai servizi favorisce un benessere generale più elevato.



