Sanihelp.it – Sono le donne e giovani under 30 i più preoccupati circa il futuro che li attende: solo un italiano su quattro reputa di essere sufficientemente in grado di dare un contributo in prima persona per affrontare le global challanges.
A rivelare le preoccupazioni degli italiani riguardo alle sfide future è una ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia con il finanziamento del Difensore Civico della Regione Emilia-Romagna.
Gli autori ganno svolto uno studio nazionale che ha coinvolto un campione di 1000 cittadini maggiorenni italiani rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione utilizzando una survey realizzata con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interview) per raccogliere le opinioni della popolazione sulle sfide globali percepite come urgenti da affrontare e sulle soluzioni ritenute più promettenti.
Ne è emerso che le sfide globali che più sembrano preoccupare i cittadini sono quelle relative ai cambiamenti climatici e perdita della biodiversità (indicata rispettivamente da 7 italiani su 10), al timore per l’aumento di situazioni di violenza e conflitti (indicata rispettivamente da 7 italiani su 10), e alla diffusione di malattie e peggioramento dello stato di salute (indicata da 1 italiano su 2).
In merito alla sfida «cambiamenti climatici e perdita della biodiversità», pensando al futuro del pianeta nei prossimi 10 anni, i cittadini si dichiarano particolarmente preoccupati per l’aumento della frequenza di episodi di maltempo estremo, inasprimento del fenomeno del riscaldamento globale e per il peggioramento della salute degli oceani e innalzamento livello dei mari.
In merito alla sfida «violenza e conflitti», la preoccupazione è più spiccata per la possibilità che si verifichino con maggiore frequenza conflitti armati o guerre civili, fenomeni di terrorismo/radicalizzazione e di violenza online.
Relativamente alla sfida «salute e malattie», i cittadini sono per lo più preoccupati per l’emergere di nuovi virus/pandemie, per la riduzione della possibilità di accedere a cure mediche di qualità e per un possibile peggioramento della salute mentale della popolazione.
A seguire, gli italiani riferiscono di essere preoccupati in merito alla qualità del mercato del lavoro (in 4 casi su 10), con particolare riferimento al timore di non riuscire a trovare un lavoro dignitoso, che possano peggiorare le condizioni di salute mentale e stress dei lavoratori e che l’attività professionale divenga totalizzante nella vita delle persone, con impatti negativi sul work-life balance.
Per 1 italiano su 4 risulta molto preoccupante la possibile mancanza di risorse alimentari, idriche e abitative.
In particolare, questa sfida allarma gli italiani con specifico riferimento alla prospettiva di un progressivo scarseggiare di risorse idriche potabili, dell’aumento della povertà economica e della carenza di risorse alimentari per soddisfare il fabbisogno del pianeta.
Trasversalmente alle sfide, i cittadini intervistati individuano nell'ambito dell’educazione, nelle sue diverse manifestazioni, una chiave cruciale per affrontare le numerose difficoltà che il nostro pianeta dovrà affrontare nei successivi 10 anni.
Emergono appelli per la diffusione dell'insegnamento di valori quali la pace, la non violenza, la tolleranza culturale, i diritti umani, l’educazione alla salute e alla prevenzione, l'alfabetizzazione tecnologica, la scienza e la tecnologia.
Risulta evidente che le soluzioni fondate sull'educazione occupano una posizione di rilievo, classificandosi tra le prime cinque risposte per ben quattro delle cinque sfide globali che caratterizzeranno il prossimo futuro.
Anche la cooperazione internazionale risulta agli occhi dei cittadini intervistati una delle soluzioni più promettenti per la salute del nostro pianeta: essa è percepita come una piattaforma cruciale per individuare e discutere sfide globali e transnazionali, nonché per formulare ed attuare soluzioni efficaci: tra queste spicca l’indicazione ad un maggiore coordinamento e dialogo tra i Paesi, la formulazione di quadri legislativi globali per far fronte alle sfide planetarie, la promozione di scambi interculturali con un focus sulla solidarietà e sul capacity building dei diversi popoli.
Tuttavia, nonostante la maggioranza degli intervistati concordi sul valore di questa soluzione, solo 1 su 5 ha dichiarato di essere fiducioso sul fatto che il mondo alla fine possa raggiungere questo obiettivo.
Tra le «top solution» spicca anche l’indicazione ad una maggiore trasparenza della scienza e della ricerca chiamata ad essere più vicina ai cittadini e «partecipata».
La »scienza aperta» basata sul dialogo costante con la cittadinanza diventa uno strumento cruciale per garantire alla società l’accesso ad informazioni ed evidenze affidabili che possano guidare con maggiore consapevolezza le decisioni e i comportamenti dei cittadini in merito alla gestione delle sfide planetarie.
D’altro canto, occorre sostenere il senso di capacità di agire e la motivazione personale a dare il proprio contributo nel fronteggiare le sfide globali: infatti, solo 1 italiano su 4 reputa di essere sufficientemente in grado di dare un contributo in prima persona per affrontare le global challenges identificate come più preoccupanti.
Se sollecitati a immaginare un «nuovo mondo» dopo l’emergenza pandemica da COVID-19, i cittadini evidenziano alcune aree della società più bisognose di essere ripensate: al primo posto si staglia il tema dell’accesso ad informazioni affidabili, seguito dall’investimento sull’ecologia e sostenibilità ambientale, dal sostegno alla cooperazione scientifica e condivisione dei dati di ricerca e alla connessione tra uomo e natura.
Tutte soluzioni che appaiono pienamente in linea con la Strategia Nazionale Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile fondata sulla sostenibilità, nelle sue componenti inscindibili – ambientale, sociale, economica e istituzionale – e sui principi di universalità, integrazione, partecipazione e inclusione sociale.



