Sanihelp.it – «Il dato attuale di diffusione della malattia è inferiore alle previsioni di inizio stagione, anche perchè non c’è stata quella prevalenza del virus che ci spaventava di più, cioè l’H3N2 di origine australiana. Per il momento, stiamo vedendo infatti un mix tra quel virus e l'A/H1N1, che ha effetti meno pesanti. L’epidemia influenzale in corso si sovrappone poi alla persistente presenza di altri virus che interessano le vie respiratorie come il virus respiratorio sinciziale, l’adenovirus e il Covid che, anche se meno cattivo, è ancora presente nel nostro Paese» racconta il Prof. Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it.
Si può quindi riassumere in questo modo l’andamento della stagione influenzale in questo inizio di 2025.
Come comportarsi?
L’invito alla popolazione quello di continuare a mettere in atto tutte quelle abitudini legate alla prevenzione che abbiamo imparato in emergenza durante la pandemia da SARS-CoV-2: l’uso di mascherine in ambienti chiusi, gel igienizzanti, distanziamento.
«Questi comportamenti dovrebbero far parte ormai del nostro stile di vita quotidiano, non solo perché utili a preservarci dall’influenza ma anche perché potrebbero agire come efficaci barriere anche in caso di eventuali eventi pandemici futuri. Giocare d’anticipo è sempre meglio: in caso di una nuova pandemia, abitudini comportamentali corrette e la condivisione delle informazioni saranno strumenti indispensabili per contingentarla » suggerisce ancora il Prof. Pregliasco.
A tal proposito un esempio attuale è dato dal metapneumovirus umano (Hmpv), un virus trasmissibile per lo più tramite goccioline respiratorie ma anche attraverso il contatto con le superfici contaminate, che nelle ultime settimane nella Cina settentrionale ha fatto registrare un significativo aumento dei casi, in particolare negli under 14, sollevando il timore di un’epidemia simile al Covid.
Sebbene il virus possa causare anche malattie più gravi, come bronchite e polmonite, tra gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone immunodepresse, le autorità sanitarie del Paese, per il momento, hanno comunque escluso che l’aumento di casi e l’impatto delle infezioni in Cina possano dare origine a una nuova pandemia, sebbene le infezioni non vadano comunque sottovalutate.
Non si tratta infatti di un nuovo virus, ma di un virus già noto identificato per la prima volta nel 2001 nei Paesi Bassi contro cui pertanto esiste già un certo livello di immunità nella popolazione dovuto alle infezioni passate.



