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Tumori, aumenta la sopravvivenza negli adolescenti

Percorsi di terapia

Sanihelp.it – L’86% dei ragazzi colpiti da tumore oggi guarisce e le guarigioni negli adolescenti sono cresciute del 17% negli ultimi quindici anni. In Italia però solo un quarto dei giovani pazienti oncologici è curato nei centri di oncologia pediatrica; gli altri si rivolgono a strutture per adulti oppure non riescono a entrare in strutture di eccellenza.
 
Gli adolescenti si trovano troppo spesso in una terra di nessuno, incastrati tra l’oncologia pediatrica (che esclude l’accesso agli over 15) e l’oncologia medica dell’adulto, dove però il target è più alto e non specifico per questa delicata fascia d’età. Nel VI Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici la FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) invita a migliorare la collaborazione tra oncologia pediatrica e oncologia adulta affinché tutti gli adolescenti possano accedere alle cure migliori e a creare centri dedicati a questi giovani pazienti.« La quasi totalità dei pazienti under 15 è trattata in strutture di oncologia pediatrica, invece per quelli fra 15 e 19 anni assistiamo a un vuoto, mancano anche linee guida specifiche. Le persone con diagnosi di tumore in età adolescenziale rappresentano un sottogruppo particolare, che deve affrontare problemi di accesso ai trattamenti di eccellenza e di arruolamento nei protocolli clinici. Una situazione opposta rispetto all’ottimizzazione dei percorsi di cura da tempo in atto nell’oncologia pediatrica. Inoltre in questi pazienti è essenziale continuare a studiare non solo l’esito a lungo termine della malattia, ma anche i possibili effetti tossici dei farmaci antitumorali quali il rischio di sterilità, la maggiore possibilità di insorgenza di seconde neoplasie, di insufficienza d’organo (renale, epatica, cardiaca), fattori che hanno un impatto molto più importante rispetto a quanto si registra in persone di età più avanzata», spiega Francesco De Lorenzo, presidente FAVO.«L’obiettivo principale – aggiunge il professor Stefano Cascinu, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) – è garantire a tutti i pazienti adolescenti trattamenti adeguati, con programmi specifici. Va riconosciuta la complessità della gestione della malattia in questa fascia d’età. È possibile adottare diversi modelli organizzativi e curarli in centri dedicati all’interno delle strutture pediatriche oppure in quelle dell’adulto, che devono necessariamente essere sempre coinvolte nei progetti che riguardano i giovani. In questi centri è indispensabile inoltre il coinvolgimento di diverse figure professionali: medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, gruppi di genitori e parenti e quelli dei guariti e dei pari. Questi centri dovranno inoltre porre l’attenzione agli aspetti legati all’istruzione, alla preservazione della fertilità, all’inserimento o al reinserimento lavorativo e, in generale, al mutato rapporto con i coetanei. Alcuni Istituti oncologici hanno attivato programmi specifici per gli adolescenti e i giovani adulti, ma finora sono pochi. È quindi necessario stimolare la creazione di progetti su tutto il territorio nazionale».

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