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L'esperto risponde

Udito: oggi la diagnosi è rapida

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Pubblicato il: 19-10-2010

Quasi 300 milioni persone nel mondo sono affette da disturbi dell'udito. La metà dei casi è evitabile con prevenzione e diagnosi precoce. Le novità della diagnostica per immagini.

Udito: oggi la diagnosi è rapida © Photos.com Sanihelp.it - «Volevo sapere quali tecniche radiologiche vengono utilizzate oggi per la diagnosi dei disturbi dell’udito». Mario.

Risponde il professor Franco Trabalzini, Direttore della U.O. di Otologia e Chirurgia del Basicranio al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena.

In Italia si stima che le persone affette da disturbi dell’udito siano complessivamente circa sette milioni. Il 50% dei casi di ipoacusia sarebbero evitabili con una prevenzione e una diagnosi tempestiva, oggi più semplici e meno invasive grazie ai progressi dell’imaging (la tecnica di diagnostica per immagini), importanti soprattutto nella gestione delle patologie che interessano l’orecchio medio e interno.

L’otologo e il radiologo dispongono oggi di sofisticate metodiche di indagine in grado di esplorare e studiare in ogni minimo dettaglio anatomico le 120 strutture presenti nell’orecchio umano e di definirne anche alcuni aspetti funzionali. In diverse situazioni le informazioni ottenute con l’imaging possono influenzare la strategia di intervento nella chirurgia otologica.

La diagnostica per immagini si è rapidamente evoluta nell’ultimo decennio, la Tac ad alta risoluzione e le nuove tecniche di risonanza magnetica nucleare hanno ridotto la quantità di radiazioni cui sottoporre il malato, migliorando in modo significativo la definizione anatomica e fornendo così all’otochirurgo uno strumento sempre più efficace nella cura dell’ipoacusia.

L’imaging consente da un lato di effettuare diagnosi precoci ed estremamente raffinate, dall’altro una gestione più sicura del post-operatorio riguardo a eventuali complicanze e recidive.

Oggi la Tac rappresenta la modalità di prima linea per quanto riguarda l’accertamento delle situazioni più comuni, come l’otite media, colesteatomatosa e non, l’otosclerosi, i traumi dell’osso temporale e dell’orecchio medio.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a notevoli progressi tecnici di questa metodica, che hanno consentito esami più rapidi e dettagliati. La ricostruzione multiplanare nelle immagini dell’orecchio medio generate dalla Tac ad alta risoluzione fornisce un eccellente contrasto tra le strutture ossee, gli spazi vuoti e i tessuti molli ed è quindi capace di delineare, per esempio, ogni piccola erosione degli ossicini e parti dell’orecchio medio visibili con difficoltà.

La risonanza magnetica ad alta risoluzione è una tecnica che migliora la visualizzazione del labirinto membranoso e del contenuto del meato acustico interno. È in grado di individuare un tumore anche di un millimetro di grandezza, come nel caso di piccolissimi neurinomi dell’acustico. La risonanza magnetica ad alta risoluzione è utilizzata anche nel post-operatorio per controllare eventuali recidive di determinate malattie (colesteatoma).

La Cone Beam CT (Tomografia Computerizzata a Fascio Conico), utilizzata per la radiologia dentale e maxillofacciale da almeno dieci anni, è stata introdotta per la valutazione dell’osso temporale. Con questa tecnica le radiazioni sono decisamente inferiori rispetto a una Tac convenzionale, l’apparecchiatura è meno ingombrante e costosa, anche se le immagini per il momento sono qualitativamente inferiori rispetto a una Tac convenzionale.

Infine, per quanto riguarda la risonanza magnetica, nella maggior parte dei centri, la densità del flusso è di 1,5 tesla, mentre si stanno studiando apparecchi più potenti, a 3 e a 5 tesla, attualmente disponibili presso alcuni centri e in fase di valutazione per le patologie dell’orecchio, che dovrebbero produrre immagini di qualità superiore.


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Convegno Centro Ricerche e Studi Amplifon

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