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Bimbi obesi, piaga sociale

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Pubblicato il: 26-11-2004

Tra abitudini scorrette e messaggi mediatici fuorvianti, le nuove generazioni stanno scivolando verso un'obesità diffusa. I rischi sono molti, ma si possono prevenire.

Sanihelp.it - L’obesità, problema sanitario e sociale sempre più diffuso nei paesi industrializzati, oggi non risparmia nemmeno l’età pediatrica.
In Italia i bambini colpiti sono il 30%, con punte del 35-40% nel centro-sud.

Le cause principali di questo aumento esponenziale di peso sono le cattive abitudini quotidiane: vita sedentaria tra banco e tv, pasti poco equilibrati e merendine ipercaloriche maldistribuite nel corso della giornata.
Così, anche se ormai il luogo comune dell’ iperfloridità sinonimo di benessere è stato abbattuto, i bambini italiani continuano a ingrassare.

L’enorme diffusione dell’obesità infantile si sta trasformando in un problema prioritario di salute pubblica, e non certo per una questione estetica.
Il soprappeso eccessivo, infatti, espone i bambini a tre gravi rischi.

Il primo è quello di costringere il pancreas a un’iperproduzione di insulina, che alla lunga può generare il diabete di tipo 2, fino a pochi anni fa retaggio degli adulti.

Il secondo rischio legato all’aumento eccessivo del peso è l’anticipo nell’esordio della pubertà: l’orologio biologico che la governa, infatti, scatta intorno al raggiungimento dei 40 kg, e nei bambini obesi questa condizione si verifica già a 9-10 anni, quasi un anno prima rispetto a 20 anni fa.

Con l’avvento della pubertà, poi, gli ormoni sessuali stimolano la calcificazione ossea, riducendo la crescita a pochi altri centimetri.
Prima ci si sviluppa e prima si smette di crescere: negli Stati Uniti, dove il fenomeno dell’obesità è diffuso da più tempo, le nuove generazioni risultano già più basse di 2 centimetri.

Ma il preoccupante elenco delle conseguenze include anche disturbi respiratori, ortopedici, metabolici e psicologici, e il rischio, per il 70-80% dei bambini obesi, di protrarre questa condizione anche nell’età adulta, esponendosi a patologie croniche quali ipertensione arteriosa e disturbi cardiocircolatori e cerebro-vascolari.
Il quadro, insomma, fa riflettere.

Ma cosa si può fare per prevenirlo?
«Bisogna educare i bambini all’autoregolazione, all’autocontrollo del peso e al rafforzamento delle relazioni sociali», spiega il professor Gianni Bona, presidente della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica e direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Novara, «ma soprattutto bisogna aiutarli a cambiare le abitudini di vita. L’attività fisica, da quella organizzata alle semplici passeggiate in bicicletta, è fondamentale per una crescita sana e completa. No alla sedentarietà davanti alla tv, alle merendine confezionate durante il giorno e alle bevande zuccherate, un sì deciso invece a una colazione sostanziosa, a pasti regolari con frutta e verdura e a spuntini semplici e naturali come il classico pane e prosciutto. Non è il caso di stressare psicologicamente il bambino con una dieta pesata, ma un po’ di attenzione da parte dei genitori, e una buona educazione alimentare, possono fare molto».


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Redazione Sanihelp.it

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