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Prostata, quando basta la sorveglianza attiva

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Pubblicato il: 16-02-2016

Dimensioni ridotte e poca invasività: in questo caso il tumore alla prostata può essere monitorato senza ricorrere al trattamento.

Prostata, quando basta la sorveglianza attiva © Thinkstock

Sanihelp.it - In Italia sono circa 10.000 all’anno i casi di tumore alla prostata caratterizzato da ridotte dimensioni e scarsa aggressività. In questi pazienti potrebbe essere sufficiente un monitoraggio della malattia con esami specifici e controlli periodici, senza ricorrere a terapie radicali. È la sorveglianza attiva, di cui si è anche parlato in occasione della terza Conference "Active surveillance for low risk prostate cancer", un convegno internazionale realizzato dalla European School of Oncology con il supporto della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO).

Il professor Riccardo Valdagni, presidente della SIUrO, spiega: «Nel nostro Paese ancora troppi uomini con un carcinoma prostatico ricevono cure che possono avere severi effetti collaterali a carico della sfera sessuale, urinaria e rettale. La sorveglianza attiva rappresenta una nuova opportunità e modifica l’approccio tradizionale che prevede quasi sempre un trattamento radicale dopo la diagnosi del tumore. In alternativa a una delle terapie radicali come chirurgia, radioterapia o brachiterapia, il paziente con tumore indolente è sottoposto a esami e controlli periodici. Questo vale per tutta la vita o fino a quando la malattia non modifica le sue caratteristiche iniziali. Se la patologia cambia siamo in grado di interrompere il percorso osservazionale, intervenire tempestivamente e indirizzare il paziente al trattamento».

Dal 2009 la Società Italiana di Urologia Oncologica promuove la sorveglianza attiva, in quell’anno infatti è partito SIUrO PRIAS ITA, il più grande studio a livello mondiale, coordinato in Italia dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

«La sorveglianza attiva è riconosciuta da anni nelle più importanti linee guida internazionali e sta diventando sempre più una valida alternativa terapeutica anche in Italia. Per molti pazienti è difficile accettare l’idea che non si intervenga subito per rimuovere il tumore e di diventare invece un sorvegliato speciale. Tuttavia solo meno del 2% degli uomini abbandona il protocollo per motivi di ansia. È inoltre dimostrato da diverse ricerche internazionali, che la sorveglianza attiva non riduce le possibilità di guarigione né la qualità di vita. È quindi fondamentale il lavoro dell’intera équipe multidisciplinare che deve non solo assistere, ma anche rassicurare il malato», commenta il professor Giario Conti, segretario SIUrO.

«Nel 60% dei casi la malattia richiede invece un trattamento con le tradizionali terapie come chirurgia, radioterapia e brachiterapia - aggiunge il prof. Valdagni -. Solo ai pazienti che presentano caratteristiche ben precise e che costituiscono circa il 40% dei casi, può essere proposta la sorveglianza attiva. Il carcinoma deve avere piccole dimensioni e una bassa aggressività biologica. E i pazienti devono essere disposti a seguire scrupolosamente gli esami e le visite di follow-up per monitorare la patologia».

«I prossimi punti sui quali possiamo intervenire per perfezionare i protocolli della sorveglianza attiva sono: la selezione più accurata dei pazienti, la creazione di un database internazionale per il confronto dei risultati e l’individuazione di metodi di follow-up alternativi e meno invasivi della biopsia. È fondamentale inoltre rafforzare l’alleanza con i patologi e i radiologi per avere diagnosi sempre più precise. La SIUrO è una società scientifica multidisciplinare che raccoglie al suo interno tutti i diversi specialisti che si occupano di tumore della prostata. Possiamo quindi contribuire a migliorare l’assistenza ai malati. Oggi oltre il 90% degli italiani riesce a sconfiggere la patologia. Il nostro obiettivo deve essere sempre più quello di non compromettere con le cure la qualità di vita della persona dopo il cancro», concludono Valdagni e Conti.



FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa SIUrO (SocietÓ Italiana di Urologia Oncologica)

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