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Obesità, non è solo colpa della dieta

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Pubblicato il: 19-02-2007
Sanihelp.it - Quattro milioni di obesi, circa il 9% della popolazione, e 16 milioni in sovrappeso, ovvero quasi uno su quattro (34,7%). È questa, secondo il sesto rapporto sull'obesità in Italia dell'istituto auxologico italiano, la diffusione dei disordini ponderali nel nostro Paese.
Un trend decisamente negativo, se si pensa che dal 1983 al 2005 l’incidenza del sovrappeso è aumentata del 9,8% negli uomini e del 4,9% nelle donne. Nello stesso lasso di tempo anche l’obesità ha ampliato la sua diffusione nei due sessi: +3,1% negli uomini e +2,1% nelle donne.
A preoccupare maggiormente sono i dati relativi ai più piccoli: dal rapporto, infatti, risulta che circa il 20% dei bambini e il 25% dei giovani tra i 6 e i 13 anni è sovrappeso e che l’obesità ha un’incidenza del 4% nell’infanzia e maggiore del 5% nell’adolescenza. Secondo gli autori dell’indagine, alla base di quella che è stata definita una vera e propria pandemia non ci sarebbero solo le condizioni ambientali, ma anche un'alterazione dei meccanismi metabolici di accumulo del grasso corporeo. Malgrado la tendenza ad incasellare l’obesità come un problema da comportamento vorace e da scarsa forza di volontà, una evidenza scientifica inequivocabile dimostra infatti che i fattori genetici giocano un ruolo dominante nel determinare il peso corporeo entro un dato ambiente. L’obesità non è semplicemente una conseguenza della civiltà del benessere o degli stili di vita. «In realtà è una malattia insita nel patrimonio genetico della specie umana e non un episodio della sua storia legata alla società dei consumi», afferma il professor Antonio Liuzzi, Direttore del Laboratorio Ricerche diabetologiche e Responsabile dell’U.O di Medicina generale dell’Istituto Auxologico Italiano, Ospedale San Giuseppe di Piancavallo.


Il 6° Rapporto sull’obesità in Italia chiarisce quindi che la regolazione del peso corporeo per combattere efficacemente l’obesità esige lo sviluppo di farmaci capaci di agire a livello centrale, cioè sul cervello. Recentemente, ad esempio, è stato dimostrato che il 3% dei pazienti obesi iperfagici hanno un difetto del recettore per la leptina, ormone anoressante prodotto dal tessuto adiposo, determinando così un quadro di cospicua obesità. È in questo contesto che si inseriscono le ricerche e l’utilizzo clinico di farmaci capaci di agire sulle sostanze in grado di immagazzinare o utilizzare il grasso e sulla regolazione della sensazione della fame.

In particolare sembra emergere un possibile ruolo nello sviluppo di nuove terapie dei cannaboinoidi endogeni, sostanze prodotte dall’organismo e coinvolte nello sviluppo dell’appetito.





FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Auxologico Italiano

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