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Emergenza cardiaca, arriva il defibrillatore intelligente

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Pubblicato il: 27-02-2007
Sanihelp.it - Nuovo passo avanti nella terapia delle cardiopatie. I risultati dello studio Intrinsic Rv, pubblicati nel numero di gennaio della rivista scientifica Circulation, accrescono la fiducia nella terapia con il defibrillatore impiantabile per molti cardiopatici a rischio di morte improvvisa.

Lo studio, condotto da Boston Scientific in 108 centri in USA, Germania, Italia e Australia su 1500 pazienti a rischio, fornisce la prova clinica che il defibrillatore cardiaco bicamerale intelligente, capace di stimolare in modo differenziato atrio e ventricolo destro, è in grado di aumentare la sopravvivenza rispetto ai dispositivi tradizionali.

«Il defibrillatore intelligente è dotato di un software che permette la continua stimolazione atriale», chiarisce Stefano Favale, direttore della scuola di specializzazione in Cardiologia dell’Università di Bari, che ha partecipato allo studio internazionale - «E riduce al 4% quella ventricolare. Quest’ultima, comunque presente in caso di blocco cardiaco, era eccessiva (65%) nei precedenti modelli bicamerali e correlata ad un aumento di mortalità. Lo studio evidenzia anche che è possibile abbinare al dispositivo le più efficaci terapie farmacologiche».

I defibrillatori monocamerali agiscono solo sul ventricolo destro e solo quando il battito scende sotto la soglia di circa 40 battiti/min. I bicamerali, invece, vengono applicati a pazienti con battito cardiaco lento e depresso; la funzione di pace-maker è continuamente attiva sull’atrio e per buona parte del tempo anche sul ventricolo.

«Per la prima volta», spiega Favale, «è stata dimostrata la maggiore efficacia nel ridurre la mortalità di un bicamerale in grado di stimolare con continuità l’atrio e solo quando necessario - cioè nel momento del blocco cardiaco - anche il ventricolo».

Il software presente nei defibrillatori bicamerali, basato su un algoritmo che risponde in modo fisiologico a ogni battito del cuore, consente inoltre di utilizzare farmaci importanti come i betabloccanti.

Il Italia, però, solo il 30% dei pazienti a rischio di morte improvvisa, dovuta a una grave aritmia, fa uso dei defibrillatori: un livello ben al disotto delle percentuali che deriverebbero dall’applicazione delle attuali linee-guida.  


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Redazione Sanihelp.it

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