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La mastoplastica additiva

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Pubblicato il: 14-03-2003

La mastoplastica additiva è la procedura che consente di aumentare il volume e variare la forma delle mammelle mediante l'utilizzo di impianti: le protesi mammarie.

Sanihelp.it - La mastoplastica additiva
La mastoplastica additiva è la procedura chirurgica che consente di aumentare il volume e variare la forma delle mammelle mediante l’utilizzo di impianti: le protesi mammarie.
Le protesi possono essere impiantate tra la ghiandola mammaria ed il muscolo pettorale (sottoghiandolari) o al di sotto del muscolo pettorale, tra quest’ultimo e la cassa toracica (sottopettorali).
I criteri che regolano la scelta della posizione di impianto delle protesi sono influenzati da numerosi fattori: volume della mammella, età della paziente e costituzione, volume dell’impianto e forma dello stesso, presenza di ptosi mammaria.
La incisioni di accesso e di conseguenza le cicatrici residue possono essere posizionate a livello dell’ascella, a livello del margine inferiore dell’areola o al solco sottomammario. Generalmente è sufficiente una incisione di pochi centimetri (3-4 cm) per avere accesso al piano di impianto e di solito le cicatrici sono poco visibili proprio perché posizionate in zone che favoriscono una buona guarigione delle ferite.

Le protesi mammarie
La protesi mammarie possono differire tra loro sulla base della forma e dei materiali che le costituiscono. La scelta della forma e del volume della protesi vengono effettuate dal chirurgo e dal paziente sulla base della caratteristiche di base della mammella che si deve aumentare di volume e sulla base del risultato in termini di volume e di forma che si vorrebbe raggiungere.
Distinguiamo tra protesi rotonde e protesi anatomiche per indentificare quegli impianti che hanno forma ellittica oppure forma a goccia che in alcuni casi simulano in modo più naturale la forma della mammella stessa.

Le protesi poi possono essere distinte tra loro per altre caratteristiche: per la qualità della loro superficie o per il materiale utilizzato per il loro riempimento.
Diciamo subito che vi sono due tipi di superficie che possono caratterizzare un impianto mammario: una superficie liscia oppure una superficie testurizzata e cioè costituita da miscoscopici villi che rendono “ vellutata” la protesi e fanno si che sia diminuito il rischio di contrattura capsulare e cioè di indurimento della mammella.
Per quanto riguarda i materiali che possono essere utilizzati per il riempimento delle protesi vengono oggi utilizzati il gel di silicone o la soluzione fisiologica ( acqua e sale) mentre sono stati abbandonati tutta una serie di “fillers” alternativi proposti negli anni passati ( olio di soia, idrogel acido ialuronico, …) che non si sono dimostrati delle valide alternative.

Va sottolineato che le protesi mammarie in silicone non rappresentano allo stato attuale delle conoscenze un “pericolo” per la salute delle pazienti e che tutti gli studi effettuati per verificare se vi fossero legami tra la presenza di impianti mammari in silicone e l’insorgenza di malattie autoimmunitarie o di neoplasie non hanno evidenziato alcun legame.
L’unico inconveniente che si può manifestare nelle pazienti portatrici di protesi mammarie e la cosiddetta contrattura della capsula periprotesica o “contrattura capsulare” che si manifesta clinicamente con un indurimento della mammella che contestualmente assume una forma sferica. Le cause della contrattura della capsula periprotesica non sono totalmente conosciute e si conoscono le percentuali di incidenza che sono basse ( 2%).

Prima dell'intervento
Prima di sottoporre qualsiasi paziente ad un intervento chirurgico è necessario raccogliere un’accurata anamnesi, cioè la storia medica del paziente, al fine di stabilirne le condizioni generali di salute. Anche le mammelle devono essere accuratamente esaminate sia con un esame clinico che attraverso esami strumentali (Ecografia, Mammografia) per poter effettuare eventuali biopsie o quant’altro durante con un unico tempo chirurgico. Vengono poi scattate fotografie per documentare le condizioni delle mammelle prima dell’intervento.
Il medico deve poi informare la paziente sulle procedure anestesiologiche che possono essere impiegate e riferirne i vantaggi e le eventuali complicanze.
Tra le informazioni da fornire al paziente ci sono anche quelle correlate all’assunzione di certi farmaci, per esempio gli anti infiammatori come l’Aspirina, che andrebbero sospesi qualche settimana prima dell’intervento. Anche farmaci che contengano estrogeni o altri ormoni che possono agire sulla ghiandola mammaria andrebbero sospesi nelle settimane precedenti l’intervento. La paziente viene anche informata della terapia medica da seguire nel postoperatorio dopo la dimissione e di tutti gli accorgimenti necessari per ottenere il miglior risultato.

Procedura chirurgica
La mastoplastica additiva è un intervento che può richiedere un ricovero Day Hospital o un ricovero con una notte di degenza e che necessita di un’anestesia generale.
Il chirurgo poi sceglie insieme alla paziente la tecnica da utilizzare sulla base delle esigenze della paziente stessa ed in base alle caratteristiche anatomiche e ai cambiamenti desiderati.
Circa un’ora prima dell’intervento chirurgico vengono effettuati dei disegni sulla zona da operare che sono punti di riferimento per il chirurgo. La paziente viene poi “premedicata” con farmaci che sono indispensabili per un buon rilassamento prima dell’anestesia.

La scelta della metodica chirurgica e di conseguenza delle cicatrici secondarie all’intervento è condizionata, come abbiamo già detto, dalla situazione anatomica, cioè dal volume di partenza delle mammelle, dal grado della ptosi e dal volume finale che si vuole ottenere. Tradizionalmente si utilizzano tecniche che prevedono delle cicatrici finali a livello del margine inferiore del complesso areola-capezzolo, oppure una cicatrice orizzontale di 3 cm circa a livello del solco sottomammario, oppure una cicatrice sempre di 3 cm circa a livello dell’ascella.
Generalmente la cicatrice meno evidente è quella periareolare inferiore in quanto localizzata a livello di strutture anatomiche che le mascherano.
Alla fine dell’intervento le ferite vengono suturate con fili sottili e vengono posizionati dei drenaggi in aspirazione che vengono rimossi 24-48 ore dopo l’intervento.
L’intervento di mastoplastica additiva può richiedere un tempo operatorio di circa 60-90 minuti. La medicazione prevede che la paziente indossi un reggiseno se le protesi vengono impiantate sopra il muscolo pettorale e che verrà tolto solo per le medicazioni e che dovrà essere indossato per diverse settimane dopo l’intervento. Se le protesi vengono impiantate al di sotto del muscolo pettorale non è necessario portare nessun mezzo di contenzione.

Postoperatorio
La paziente viene dimessa con la medicazione che inizialmente è costituita da cerotti, garze e dal reggiseno, quando indicato. E’ possibile, soprattutto per gli impianti sottomuscolari che il drenaggio sia presente alla dimissione.
Il dolore nel periodo postoperatorio è variabile da soggetto a soggetto ma è sempre maggiore nei casi di impianto sottomuscolare e può essere controllato mediante l’assunzione di farmaci antidolorifici. Vengono prescritti poi antibiotici per la prevenzione delle infezioni e viene consigliata un’attività fisica moderata.
Le suture vengono effettuate con materiali riassorbibili e non necessitano di essere rimosse. Possono comparire transitorie ecchimosi e gonfiori a livello delle mammelle che si risolvono spontaneamente in una settimana.
Complicanze postoperatorie come l’infezione o i ritardi di guarigione sono rari e che la paziente può evitare seguendo attentamente le indicazioni che le vengono fornite dal medico.


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Redazione Sanihelp.it

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