Sanihelp.it –Il sesto ciclo del programma COSI (Childhood Obesity Surveillance Initiative), condotto dall’Oms Europa tra il 2022 e il 2024, ha raccolto dati su 470mila bambini di età compresa tra 6 e 9 anni in 37 Paesi.
Si tratta della più ampia sorveglianza mondiale sull’obesità infantile, nata nel 2007 per fornire dati comparabili e affidabili sulle tendenze di sovrappeso, obesità e comportamenti correlati.
I risultati sono inequivocabili:
- 1 bambino su 4 (25%) è in sovrappeso
- 1 su 10 (11%) è obeso
- le differenze tra Paesi restano profonde: la prevalenza varia dal 3% in Uzbekistan al 20% a Cipro, con tassi elevati nei Paesi dell’Europa meridionale come Italia, Grecia, Spagna e Malta
Rispetto al precedente ciclo (2018–2020), la situazione mostra una tendenza alla stabilità, ma senza miglioramenti significativi. In otto Paesi si registrano variazioni statisticamente rilevanti: Bulgaria, Malta, Slovenia e Svezia in aumento; Grecia, Israele, Italia e Spagna in diminuzione.
L’Italia, da sempre tra i Paesi europei con la maggiore prevalenza di obesità infantile mostra un modesto ma significativo miglioramento: il dato 2024 segnala una riduzione di 2,6 punti percentuali nel sovrappeso rispetto al ciclo precedente.
Nonostante ciò, il problema resta grave: oltre il 35% dei bambini italiani tra 7 e 9 anni presenta un eccesso ponderale, con una prevalenza di obesità che supera il 10%.
Il trend in lieve calo è incoraggiante, ma non sufficiente, sottolineano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, partner nazionale del progetto,. La sfida è agire su determinanti sociali e ambientali, non solo individuali.
L’alimentazione emerge come il principale fattore di rischio.
Secondo i dati Oms:
- solo il 46% dei bambini consuma frutta ogni giorno
- appena il 32% mangia verdura quotidianamente
- un quarto salta la colazione
- il 41% consuma dolci più di tre volte a settimana
- il 29% beve bibite zuccherate con la stessa frequenza
L’indagine ha analizzato per la prima volta, inoltre, la frequenza di pasti ordinati online, evidenziando un fenomeno in rapida espansione: in quasi la metà delle famiglie europee, i pasti pronti vengono acquistati via app almeno una volta al mese, con picchi fino al 39% in alcuni Paesi.
Le differenze socio-economiche sono forti: i figli di genitori con basso livello di istruzione hanno una maggiore probabilità di consumare snack salati, bevande zuccherate e meno frutta e verdura.
Questo divario educativo è uno dei principali predittori di obesità infantile, confermato in oltre metà dei Paesi analizzati.
Solo il 53% dei bambini europei si reca a scuola a piedi, in bicicletta o con mezzi non motorizzati, il resto viene accompagnato in auto o con trasporti pubblici.
In compenso, la quasi totalità (94%) pratica attività fisica o gioco vigoroso almeno un’ora al giorno, in linea con le raccomandazioni Oms.
Il problema maggiore resta la sedentarietà digitale:
- il 42% dei bambini passa oltre 2 ore al giorno davanti a schermi nei giorni feriali
- il 78% nei weekend
Il 90% dorme almeno 9 ore per notte, ma le ore di sonno si riducono progressivamente con l’età e con il livello socioeconomico più alto, probabilmente per l’uso di dispositivi elettronici serali.
Un dato preoccupante riguarda la sottostima del peso dei figli: due terzi (66%) dei bambini in sovrappeso vengono percepiti dai genitori come “normopeso” o “magri”.
Questo gap percettivo, confermato in tutti i Paesi analizzati, ostacola l’adozione precoce di comportamenti preventivi e alimentazioni equilibrate.
Parallelamente, il report evidenzia come le disuguaglianze socioeconomiche influenzino tutte le dimensioni del problema: alimentazione, attività fisica, sonno e accesso a spazi sicuri per il gioco.
In Germania, ad esempio, la prevalenza di obesità è 11 punti più alta tra i figli di genitori con basso livello di istruzione.



