Sanihelp.it -Succede spesso di notare che lo sguardo è spento, poco vitale. Le ragioni possono essere diverse ma in ogni caso rivolgersi a un professionista rappresenta la miglior soluzione per ritrovare freschezza. Queste le indicazioni in merito del professor Marco Candiani, specialista in Chirurgia Plastica ricostruttiva ed Estetica presso il Poliambulatorio Aesthe Medica di Ferrara e Dirigente Medico UOC di Chirurgia Plastica, Professore a contratto in Chirurgia Plastica, Università di Ferrara.
Nel trattamento di uno sguardo stanco la chiave di volta per differenziare se via sia indicazione ad un trattamento chirurgico oppure ad un trattamento soft non chirurgico di medicina estetica è basato su una attenta analisi sul tipo di inestetismo da correggere.
Bisogna osservare la natura della problematica di tale disagio della regione oculare e comprendere che aspettative realistiche abbia il paziente e, soprattutto, che tempi di recupero e che limitazioni temporanee sia disponibile ad accettare nella vita quotidiana.
Conviene optare per un trattamento non chirurgico se la problematica è la colorazione delle occhiaie o un loro leggero infossamento; esistono i filler a base di acido ialuronico specifici per la regione oculare: sono indicati per riempire le aree incavate e stemperare le zone d’ombra, perfetti per chi ricerca un risultato immediato con tempi di recupero (down-time) brevi
Se è presente solo una lieve lassità cutanea o delle piccole rughe superficiali, si può optare per una biorivitalizzazione o per un trattamento tossina botulinica per le rughe dinamiche , le cosiddette “zampe di gallina”.
Sicuramento conviene ricorrere alla chirurgia, ovvero ad una blefaroplastica se sono presenti marcate borse adipose, evidenti a livello delle palpebre superiori o inferiori o in entrambe le sedi. Nessun filler o laser può eliminarle: solo la blefaroplastica può rimuovere tali borse o riposizionarle, come a livello delle palpebre inferiori.
Se la cute della palpebra superiore è ridondante, ovvero deborda sulle ciglia appesantendo la vista, il trattamento chirurgico è l’unica soluzione corretta. Se vi è una lassità marcata delle palpebre spesso è necessario abbinare una canto-plastica; in caso di una caduta palpebrale senile spesso bisogna abbinare una correzione dell’elevatore della palpebra mentre se vi è una ptosi del sopracciglio bisogna associare un lifting del sopracciglio.
Tutti questi fattori vanno attentamente bilanciati e valutati affidandosi ad un chirurgo plastico esperto in chirurgia oculoplastica, poiché è una chirurgia delicata e specialistica, ove pochi millimetri fanno la differenza tra un risultato corretto, naturale e ottimale e un risultato che non lo è.
E la blefaroplastica senza bisturi? È realtà. Si tratta di una metodica di medicina estetica, la più nota delle quali è il Plexer (o plasma exeresi), che ha indicazione in casi selezionati, che presentano segni di iniziale eccedenza cutanea a livello della palpebra superiore, da lieve a moderata, ma ancora non candidabili ad una blefaroplastica chirurgica o che preferiscono attendere optare per un trattamento più soft.
Tale tecnica sfrutta il cosiddetto quarto stato della materia (plasma) per creare dei punti microscopici di sublimazione sulla pelle, inducendo una retrazione delle fibre elastiche e una conseguente trazione della cute delle palpebre. Non ci sono incisioni, non vi sono punti di sutura: normalmente servono più sedute (2-4 sedute) a distanza di circa 30 giorni tra una seduta e l’altra per ottenere un risultato ottimale, ma il trattamento è ripetibile nel tempo con cicli di mantenimento ogni 2 anni circa.



