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Ecco come sta cambiando il calendario delle allergie ai pollini

Sanihelp.it – L’aumento globale delle temperature sta cambiando anche il calendario delle allergie ai pollini: se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi. Le stagioni sono meno definite e i sintomi delle allergie compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell’anno con effetti diretti sulla salute dei bambini e con periodi di ‘pausa’ sempre più brevi per i piccoli allergici. In Italia tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrono di allergie ai pollini. Di questi, circa 7.500 si rivolgono ogni anno all’Ambulatorio di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove, a partire dal 2022, si è registrato un progressivo aumento dei casi.


 «Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini», ha spiegato il prof. Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. «Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati». Uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico è l’anticipo delle pollinazioni: piante che in passato iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio oggi possono farlo già a gennaio o, in alcuni casi, persino durante il periodo natalizio. Allo stesso tempo le stagioni allergiche tendono ad allungarsi. Le graminacee possono iniziare a pollinare settimane prima rispetto al passato e, in alcune annate, presentare anche una seconda fioritura a fine estate.

 Il risultato è una stagione allergica che si estende progressivamente e che rende sempre più difficile individuare periodi realmente liberi dai pollini. Questa trasformazione ha conseguenze importanti per la diagnosi, soprattutto nei bambini che spesso sono sensibilizzati a più pollini contemporaneamente. Quando le stagioni polliniche si sovrappongono diventa infatti più difficile individuare il polline responsabile dei sintomi basandosi solo sulla storia clinica del bambino.

 «Molti bambini oggi risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più, la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l’allergene responsabile», sottolinea Fiocchi. «Per questo stiamo utilizzando diagnostiche molecolari sempre più avanzate che permettono di individuare con precisione le singole componenti allergeniche».

Per affrontare questa nuova complessità, accanto ai test tradizionali – come il test cutaneo e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue – stanno assumendo un ruolo sempre più importante le diagnostiche molecolari.

 Questi esami permettono di identificare non solo il polline responsabile, ma anche le singole molecole allergeniche presenti al suo interno. Alcune di queste componenti sono infatti associate a forme di allergia più intense o a un maggiore rischio di sviluppare asma. Il cambiamento climatico sta inoltre favorendo la diffusione di specie vegetali allergeniche in aree dove in passato erano rare o assenti. Un esempio è l’ambrosia, originaria del Nord America, che negli ultimi decenni si è diffusa in molte zone d’Europa e oggi è responsabile di numerosi casi di allergia respiratoria sia nell’Italia settentrionale che in altre regioni del Paese. L’aumento delle temperature, le variazioni di umidità e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono influenzare anche la presenza di muffe nell’ambiente. In alcuni casi si possono verificare fenomeni come la cosiddetta asma da temporale: durante temporali particolarmente intensi, i pollini possono frammentarsi e liberare nell’aria grandi quantità di particelle allergeniche, con possibili picchi di attacchi asmatici.

In Italia le allergie ai pollini sono tra le principali cause di rinite allergica in età pediatrica. Studi sulla popolazione scolastica indicano che la sensibilizzazione ad almeno un allergene aerodisperso riguarda quasi il 40% degli adolescenti, mentre la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18%. Considerando che nel 2024 i bambini tra 0 e 14 anni in Italia erano circa 7 milioni, si stima che i piccoli allergici ai pollini possano essere tra 1,2 e 2,7 milioni.


  

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