Il ritratto e la lettura psicologica di una donna nella cui storia si incontrano amore platonico, speranza di riscatto sociale e vuoto affettivo.
Le figure maschili
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L’hara-kiri compiuto dal padre ha non solo eliminato l’uomo dalla terra ma ha anche ingiustamente privato una figlia del genitore, l’unico rimasto. Quando anche Pinkerton scompare dalla sua vita, la perdita della figura maschile torna a ripetersi ancora e il trauma già vissuto non fa che reiterarsi, come se fosse un ciclo inarrestabile: questa volta è Butterfly a metterlo in atto su di sé, come unica strada percorribile per fuoriuscire dall’inaccettabile eclissarsi del sogno d’amore, di quella relazione affettiva che per un attimo pareva poterla tirar fuori dalla insopportabile, dolorosa quotidianità. Nemmeno la nascita del bambino rappresenta un fattore positivo per Butterfly: inizialmente sembra un segno premonitore del futuro ritorno di Pinkerton, l’elemento che dà concretezza e certezza all’amore idealizzato e scomparso. Purtroppo, invece, il figlio diventa l’occasione per volgere tutto in tragedia.
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