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Il maqui: un tesoro dal sud del Cile

Speciale polifenoli / maqui

Sanihelp.it – Il maqui è un grosso arbusto dal fusto sottile che può raggiungere anche i cinque metri di altezza. Tra settembre e novembre si riempie di candidi fiori bianchi che in estate (dicembre nell’emisfero australe) producono bacche tonde, piene e brillanti che vengono poi raccolte a marzo per essere consumate.

Questa pianta cresce al largo del Cile, nell’Arcipelago Juan Fernandes e in particolare sull’isola Robinson Crusoe (dal nome del famoso protagonista dell’omonimo romanzo di Daniel Defoe, che visse un’avventura fantastica proprio su quest’isola). Una stretta lingua di terra caratterizzata dalla presenza di un'abbondante vegetazione pluviale, con una temperatura che oscilla durante l’anno tra i 10 e i 25 gradi, a seconda della stagione.

La combinazione di temperature fredde, esposizione all’ozono (nelle regioni antartiche lo strato di ozono è molto sottile) e i venti che spazzano l’oceano Pacifico crea un ambiente ostile a cui il maqui, per proteggersi dalle condizioni ambientali estreme, risponde con una sovrapproduzione di delfinidine.

Le proprietà officinali di questa pianta erano note anche ai primi abitanti dell’isola, i Mapuche: un'etnia indigena amerinda da cui il maqui trae il suo nome. Le foglie erano allora utilizzate per lenire le irritazioni della gola e favorire la cicatrizzazione delle ferite, e i frutti venivano spremuti per ricavarne una bevanda alcolica, la chicha, ancor oggi apprezzata e diffusa.

La raccolta delle bacche avviene ancora rigorosamente a mano, prestando attenzione a non spezzare gli arbusti e staccando con delicatezza ogni singola bacca dal proprio ramo. Una raccolta meccanizzata non sarebbe infatti possibile: si rischierebbe di distruggere il delicato habitat naturale, o rovinare la salute della pianta o compromettere l'integrità della bacca.

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