Da tempo esiste un dibattito in seno alla comunità scientifica che investe l'olio di palma. Si tratta di un additivo che viene aggiunto a parecchi prodotti alimentari, oltre che a saponi e detergenti: d'altronde presenta un costo molto basso, caratteristica che ne ha determinato il successo, contestualmente all'imposizione da parte della Food and Drugs Administration americana di indicare la quantità di acidi grassi trans contenuti in qualsiasi alimento in commercio. Il problema è sorto quando il Center for Science in the Public Interest ha pubblicamente affermato che l'olio ricavato dalla palma aumenta sensibilmente i fattori di rischio cardiovascolare, incrementando i livelli di colesterolo nel sangue: dunque, l'ente in questione ne sconsiglia fortemente un utilizzo prolungato ed eccessivo, onde evitare condizioni quali coronaropatie.
Tuttavia, secondo l'opinione di molti esperti, la cattiva fama dell'olio di palma, che ha portato ad una specie di demonizzazione di questa sostanza, risulta per lo più immeritata: o, per lo meno, il problema non è tanto l'olio di palma, quanto piuttosto la quantità di grassi saturi all'interno dei prodotti in generale. Questa è anche l'opinione diffusa sulla stampa dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha reiterato come non esistano prove scientifiche che questo alimento sia tossico in sé e per sé, o più nocivo di altre sostanze ricche di grassi saturi, come ad esempio il burro. Insomma, a fare la differenza una volta di più non è cosa si mangia, ma quanto se ne mangia: se non si eccede, e si mantiene uno stile di vita corretto ed un'alimentazione sana, l'olio di palma non produce danni significativi al nostro cuore.
Ovviamente, esistono categorie di persone che dovrebbero prestare particolare attenzione: per quelle più a rischio, come i bambini, gli anziani, gli obesi, i cardiopatici, i dislipidemici, e i forti consumatori di prodotti industriali, è consigliato astenersi dal fare utilizzo di questa sostanza. Per tutti gli altri vale lo stesso principio: olio di palma sì, ma con moderazione. D'altronde, ad ulteriore riprova di quanto affermato, e cioè che il problema non è l'alimento in sé, quanto la sua composizione di acidi grassi saturi, l'Istituto Superiore di Sanità ha citato studi in cui si conferma come, per persone con peso e colesterolo nella norma, che assumono contemporaneamente il giusto apporto di acidi grassi polinsaturi, il rischio di malattie cardiovascolari non è aumentato.



