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Come si prevengono trombosi e linfedemi?

Insufficienza Venosa Cronica: le complicanze

L’IVC è una patologia dalle varie gradazioni di gravità. Per questo è importante individuarla e diagnosticarla in tempo, prima che la situazione degeneri in gravi patologie, come la trombosi venosa profonda (TVP), il tromboembolismo venoso e i linfedemi.


TROMBOEMBOLISMO VENOSO. Consiste nel distacco di un grumo di sangue (embolo), formatosi in un punto del sistema circolatorio, solitamente le vene profonde delle gambe, che raggiunge il circolo polmonare occludendolo parzialmente o totalmente. Questo evento, denominato embolia polmonare, può essere improvvisamente fatale per il paziente.

La prevenzione di questi eventi è basata sull’adozione di alcune abitudini di vita, nonché sull’uso di calze a compressione graduata. Infatti i risultati di una ricerca elaborata dal Cochrane Institute e condotta su 1.205 soggetti a medio ed elevato rischio TVP che hanno utilizzato le calze a seguito dell’intervento chirurgico, hanno dimostrato una significativa riduzione del rischio di TVP pari al 66%; inoltre, su altri 1.006 pazienti, cui oltre alla calza elastica era stata suggerita anche una terapia farmacologia, la percentuale arriva ben al 76%.

Anche per i pazienti con livello di rischio più basso è caldamente consigliato il ricorso alle calze, mentre per quelli con rischio intermedio ed elevato si suggerisce di associare alla terapia compressiva anche la profilassi eparinica, utile per evitare la coagulazione del sangue e quindi l’insorgenza di trombi.

LINFEDEMA. È una malattia cronica causata da un difetto del sistema linfatico a cui segue un accumulo di linfa nello spazio interstiziale. I linfedemi possono essere: primitivi, se dovuti a carenza congenita di vasi linfatici, o secondari, se successivi a infezioni. Il linfedema può insorgere anche in fase post-chirurgica, sia all’arto superiore per interventi di mastectomia, che all’arto inferiore, per operazioni ginecologiche o urologiche, immobilizzazione forzata o scarsa mobilità dell’arto.

Il linfedema primitivo non ha possibilità di prevenzione, in quanto il suo esordio è improvviso; la prevenzione è volta a evitare le complicanze infettive e a bloccarne l’evoluzione macroscopica, ovvero l’aumento del volume dell’arto. Nei casi non ancora complicati, questi fini sono raggiungibili mediante kinesiterapia, ovvero la rieducazione funzionale degli arti, e dall’uso di materiale compressivo: bendaggi multipli, tutori elastici e calze elastiche.

Nel mondo sono circa 150 milioni i casi di linfedema, il 21,7% dei quali è collocato negli arti superiori e il 79% negli arti inferiori. La maggior parte dei linfedemi è di tipo parassitario (45 milioni di casi); i restanti si dividono in linfedema secondari a chirurgia o a trauma (25 milioni) e i linfedema primitivi (5-20 milioni).
In Italia i linfedemi primitivi rappresenterebbero il 30-40% del totale (60.000 casi). I linfedemi secondari sono rappresentati per il 40% (36.000 pazienti), dai post-mastectomia.

Alcune recenti ricerche pubblicate su Australian and New Zealand Journal of Phlebology hanno dimostrato che una combinazione del trattamento farmacologico e fisico-compressivo giova al benessere delle gambe, prevenendo e riducendo i linfedemi. La terapia fisico-compressiva si suddivide in due fasi: la prima è rivolta alla riduzione del carico linfatico dell’arto con conseguente diminuzione volumetrica; la seconda fase, mediante l’utilizzo quotidiano della calza elastica, ha la funzione di stabilizzare ed eventualmente migliorare i risultati ottenuti.

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