Sanihelp.it –The Ocean Race Europe 2025 è molto più di una gara: è un’avventura oceanica impegnativa, un mix tra una maratona e una ultra maratona, una sfida tecnologica e un progetto scientifico globale per la salute dei mari.
Dal 10 agosto al 21 settembre, la seconda edizione della regata attraverserà 4.500 miglia nautiche e cinque mari, dal Baltico all’Adriatico, passando per luoghi simbolo della vela e città che hanno fatto la storia del Mediterraneo.
Per la prima volta in oltre cinquant’anni, la flotta entrerà nell’Adriatico, con il gran finale nella spettacolare Baia di Boka in Montenegro.
La flotta, composta da sette IMOCA da 60 piedi, è partita da Kiel, in Germania, per un viaggio che toccherà Portsmouth, Cartagena (con fly-by a Matosinhos-Porto), Nizza e Genova, prima del gran finale nella spettacolare Baia di Boka, in Montenegro.
Sarà la prima volta in oltre cinquant’anni di storia della The Ocean Race che la rotta entrerà nell’Adriatico.
Le protagoniste della regata sono gli IMOCA da 60 piedi, tra le barche oceaniche più avanzate al mondo: monoscafi in fibra di carbonio dotati di foil retrattili e chiglia basculante, capaci di volare sull’acqua e stabilire velocità da record.
Ogni barca è unica, frutto di anni di progettazione e test in condizioni estreme.
Ogni IMOCA non è solo un’imbarcazione fra le più avanzate al mondo, monoscafi in fibra di carbonio dotati di foil retrattili e chiglia basculante, capaci di volare sull’acqua e stabilire velocità da record, frutto di anni di progettazione e test in condizioni estreme, ma sono anche un laboratori scientifici galleggianti.
Durante la regata, gli equipaggi raccoglieranno dati su temperatura e salinità dell’acqua, livelli di CO₂, ossigeno disciolto, DNA ambientale e microplastiche.
Dal 3 al 10 settembre 2025 Genova diventerà la capitale europea della vela oceanica e accoglierà nuovamente la flotta dopo aver ospitato il Gran Finale di The Ocean Race 2023.
La città celebrerà la sostenibilità e il mare con eventi dedicati a pubblico e scuole.
Per i ricercatori che studiano lo stato dei mari, raccogliere dati può essere complesso: alcune aree dell’oceano sono difficili da raggiungere e le spedizioni costano molto.
Grazie a The Ocean Race, la raccolta è continua, anche nei punti più inaccessibili del pianeta.
Tra questi il Point Nemo – il punto più remoto dell’oceano, dove l’essere umano più vicino si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale – sono state rinvenute microplastiche.
Una scoperta simbolica: non esiste più un altrove libero dall’inquinamento.
Durante l’ultima edizione della The Ocean Race, ogni campione d’acqua raccolto conteneva microplastiche.
Ogni singolo campione, anche nei luoghi più remoti.
Le informazioni raccolte aiutano a capire dove si trovano le microplastiche e come si muovono con le correnti, contribuendo agli sforzi globali per tracciare l’origine e la diffusione dell’inquinamento da plastica e per proteggere gli ecosistemi marini.
Le concentrazioni più alte sono state rilevate vicino al Sudafrica (oltre 26.000 particelle per metro cubo) e nel Mar delle Baleari. La scoperta più allarmante, tuttavia, riguarda le dimensioni: le tecnologie impiegate da The Ocean Race hanno rilevato particelle fino a 0,03 mm dieci volte più piccole di quanto consentito dai metoditradizionali. E più piccola è la plastica, più è pericolosa: può penetrare nei tessuti marini, nei pesci, nei nostri piatti.
Secondo i ricercatori, il 71% delle particelle identificate erano microfibre: provengono da vestiti, lavatrici, asciugatrici, attrezzature da pesca e tessuti dismessi.
Una catastrofe silenziosa che The Ocean Race aiuta finalmente a rendere visibile: il legame fra questa importante esperienza e Genova non si esaurirà a settembre.
Nei mesi successivi Genova, infatti, ospiterà l’Ocean Race Summit Genova e il Generation Ocean Symposium due eventi internazionali che riuniranno scienziati, istituzioni e giovani leader della sostenibilità.
Genova, già protagonista del Genova Process e della proposta di una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Oceano presentata nel 2023 all’Assemblea Generale ONU, conferma così il suo ruolo di capitale globale del dialogo sulla tutela del mare.



