Sanihelp.it –A gennaio, con l’inizio del nuovo anno ci si propone di cambiare e migliorare. In effetti, stando a quelli che sono gli esiti del Rapporto Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, gli italiani dovrebbero migliorare il proprio stile di vita sotto diversi punti di vista.
Secondo questo rapporto gli italiani nel 2024 si sono rivelati più dediti allo sport rispetto agli ultimi anni, seguono, però, sempre meno il modello della Dieta Mediterranea, consumano troppo alcol e non riescono a rinunciare al fumo.
Più nel dettaglio al 2024, dalle stime Istat, la speranza di vita alla nascita è risultata pari a 81,4 anni per gli uomini e 85,5 anni per le donne. Per la prima volta, quindi, l’aspettativa di vita degli italiani è tornata a superare il livello pre-pandemico (nel 2019 la speranza di vita era pari a 81,1 anni per gli uomini e 85,4 anni per le donne) dopo anni di declino legati al COVID-19. Il tasso di natalità nel 2002 era pari a 9,4 per 1.000 abitanti, nel 2024 è sceso a 6,3 per 1.000. Nello stesso periodo il numero medio di figli per donna era 1,3 ed è passato a 1,2. Per effetto di questo processo, la differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità, che indica la crescita naturale, è passata da -0,3 per 1.000 abitanti nel 2002 a -4,8 per 1.000 nel 2024. La conseguenza di questo andamento si riscontra nei dati sulla spesa previdenziale sostenuta per gli anziani che è passata da 116 miliardi di euro nel 1995 a 294 miliardi di euro nel 2024; la spesa per assistenza agli anziani è passata da 3 miliardi di euro erogati nel 1995 a 9 miliardi di euro nel 2023, con un aumento della quota di offerta erogata sotto forma di trasferimenti economici, dal 73,7% nel 1995, al 77,2% nel 2023. Cresce l’indice di dipendenza anziani, cioè sul rapporto tra popolazione di età 65 anni ed oltre e popolazione in età attiva (15-64 anni).
Nel 2002 tale indice si attestava al 27,9%, nel 2025 al 39%. Nel 2021 in Italia le famiglie con almeno un componente di 65 anni o più ammontavano a oltre 10 milioni e rappresentavano il 39,2% del totale delle famiglie (rispetto al 2011 sono aumentate complessivamente di oltre 1 milione e 200 mila con una variazione del 13,3%). Il 40% degli anziani vive solo (aumentate di 598.161 unità le ‘famiglie’ con una persona sola), il 30% vive senza figli, le coppie con figli ancora conviventi sono il 12% e il 10% sono genitori soli. Nel 2023 erano poco meno di 10 milioni le persone di età 14 anni ed oltre fumatrici, pari al 19,3% della popolazione in questa fascia di età. Un dato sostanzialmente stabile, senza differenze significative negli ultimi anni dopo una diminuzione costante registrata nell’ultimo ventennio (era il 23,7% nel 2001); infatti, nel 2022 erano il 19,6 e nel 2021 erano il 19,0%. Nel 2023, il 4,8% delle persone di età 14 anni ed oltre (circa 2 milioni e mezzo) ha dichiarato di utilizzare la sigaretta elettronica. Così come accade per il fumo tradizionale di sigarette, anche in questo caso gli uomini mostrano una propensione maggiore: risultano fumatori di e-cig il 5,4% degli uomini vs il 4,2% delle donne. Nel 2014, il primo anno nel quale l’Istat ha cominciato a rilevare l’uso di questi dispositivi, gli utilizzatori di età 14 anni ed oltre erano circa 800 mila. Via via nel tempo si è assistito a un aumento, specialmente a partire dal 2017, fino ad arrivare nel 2023 a quasi 2 milioni e mezzo.
In Italia, le abitudini di consumo di alcol hanno subito profondi cambiamenti: si è passati da un uso moderato e quotidiano di vino ai pasti a modelli più simili a quelli del Nord-Europa, caratterizzati da un consumo meno regolare, spesso concentrato nel fine settimana e associato a birra e superalcolici. Questo tipo di consumo avviene frequentemente fuori dai pasti e può includere episodi di eccesso e ubriacature. Nel 2023 è pari al 67,3% la quota di persone di 11 anni ed oltre che hanno consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno (pari a 35 milioni e 939 mila persone). La quota di consumatori di alcol nell’anno è significativamente più alta tra gli uomini rispetto alle donne: il 77,5% vs il 57,6%. Tuttavia, tra le donne i livelli di consumo rispetto a 10 anni fa sono aumentati (la quota tra le donne era pari a 51,2% nel 2013). Tale aumento è stato particolarmente marcato tra le giovani adulte di età 18-44 anni. Nel corso del tempo si è assistito, inoltre, da una parte alla riduzione del consumo giornaliero (dal 22,7% al 18,4%) e, dall’altra all’aumento del consumo occasionale (dal 41,2% a 48,9%) e di quello fuori dai pasti (da 25,8% a 32,4%). Meno di un italiano su 5 (18,5%) resta davvero fedele alla tradizione mediterranea, cioè ha un valore elevato dell’indice di aderenza alla dieta. In quasi tutte le regioni del Centro, in particolare Marche (25,1%), Lazio (24,7%) e Toscana (21,9%), e in 3 regioni del Mezzogiorno, Sardegna (19,4%), Molise (19,2%) e Campania (18,4%), il valore di aderenza è superiore al dato nazionale (18,3%). A queste si aggiungono 2 regioni del Nord, la Liguria (24,5%) e la PA di Trento (18,8%), mentre l’Emilia-Romagna mostra una percentuale esattamente uguale alla percentuale nazionale. Nel 2023, quasi tre quarti della popolazione di età 3 anni ed oltre (71,5%) ha dichiarato di consumare giornalmente frutta; meno diffuso il consumo di verdura (49,0%) e ortaggi (42,4%). Nel complesso, il 78,5% della popolazione assume almeno una porzione di frutta, verdura o ortaggi al giorno, con una tendenza in diminuzione negli ultimi 20 anni (era pari all’84,4% nel 2003), rimanendo quindi al di sotto del target complessivo della popolazione totale. Relativamente alla raccomandazione di consumarne 5 porzioni al dì, questa è ampiamente disattesa: in alcune regioni (Molise, Puglia, Basilicata e Sicilia) un quinto della popolazione consuma solo 1 porzione al giorno di VOF, restando così più lontane delle altre dall’obiettivo delle 5 porzioni giornaliere. L’abitudine alle 5 porzioni di VOF è più diffusa nella PA di Trento, dove riguarda l’8,9% dei consumatori giornalieri di VOF, seguita dal Piemonte (8,1%) e dal Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta (rispettivamente, il 6,9% e il 6,7%). Dagli anni Ottanta agli anni Novanta si è osservato un aumento dei cibi già pronti, molto probabilmente collegato all’introduzione dell’orario continuato che costringe ad un consumo fuori casa, specialmente nelle grandi città.
Si è osservato anche un fenomeno di sostituzione dei cibi all’interno di un gruppo per fare posto agli alimenti con meno valore 5 energetico (ad esempio, scende il latte intero per fare posto al latte parzialmente scremato, cresce il consumo di yogurt, dei formaggi light etc.). Il consumo di prodotti della pesca è cresciuto nel tempo, mentre si è ridotto il consumo di carni.



