Sanihelp.it -Invecchiare bene non significa togliere, ma saper aggiungere. Per anni la longevità è stata raccontata come una lista di divieti, rinunce e cibi da evitare. È tempo di ribaltare la prospettiva: la vera svolta sta nell’imparare a riconoscere ciò di cui il corpo ha realmente bisogno per affrontare i cambiamenti delle diverse stagioni della vita.
Da questa intuizione nasce il concetto di Nutraddizione (dall’unione tra nutruire e addizione): un approccio innovativo che supera l’idea di dieta punitiva per abbracciare l’arte di integrare gli elementi chiave per la salute nel tempo. Tra i nutrienti protagonista di questo paradigma ci sono le proteine, indispensabili non solo per sostenere la struttura muscolare, ma per garantire l’efficienza dell’intero organismo.
In questo scenario, il muscolo diventa un vero e proprio “organo della longevità”. Preservarlo con il passare degli anni è la strategia chiave per conservare autonomia, forza e qualità della vita. È quanto emerge dal 1° Rapporto “Vivi l’Età” sulla longevità attiva, curato dal Prof. Ennio Tasciotti (Direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma) e promosso da Meritene per analizzare l’interazione tra nutrizione, movimento e integrazione.
Capire cosa serve e quando
Nutraddizione non significa “mangiare di più” senza criterio, ma sviluppare una consapevolezza mirata: individuare i bisogni del corpo e intervenire con precisione. Come spiega il Prof. Tasciotti, quando l’alimentazione quotidiana non basta — ad esempio per inappetenza o difficoltà digestive — la scienza mette a disposizione la supplementazione. L’integrazione, tuttavia, non è una scorciatoia fai-da-te, ma un supporto mirato da concordare sempre con un professionista sanitario.
L’obiettivo è superare il “terrorismo alimentare” e adottare una scelta consapevole. Questa visione è determinante soprattutto dopo i 65 anni, quando si manifesta la resistenza anabolica: una condizione fisiologica per cui il muscolo risponde meno agli stimoli nutrizionali, richiedendo un apporto proteico più elevato rispetto a quello di un giovane.
Nutrizione e movimento: la sinergia vincente
Non conta solo la quantità totale, ma anche la costante distribuzione delle proteine durante la giornata. Gli studi che valutano il fabbisogno muscolare di aminoacidi negli over 65 suggeriscono infatti di distribuire equamente l’assunzione di proteine nei tre pasti principali. Per un individuo di 60 kg questa raccomandazione si traduce in circa 25–30 grammi di proteine per pasto, necessarie per stimolare efficacemente la risposta anabolica. È un cambio di prospettiva che porta a guardare alla proteina non più soltanto come al nutriente associato all’aumento della performance atletica.
Infine, le evidenze del Rapporto “Vivi l’Età” mostrano che la nutrizione esprime il massimo valore se affiancata all’attività fisica, in particolare all’esercizio di forza. Se la sola integrazione proteica aiuta a preservare la massa, è l’unione con il movimento a fare la differenza su forza e autonomia quotidiana. Come evidenziato dal progetto curato da Meritene con Giulio Gandolfi (BEO Nestlé Health Science), invecchiare bene non significa fare rinunce, ma scegliere attivamente il proprio benessere psicofisico.



