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Endometriosi, il ruolo del microbiota

Sanihelp.it –L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce in Italia circa il 10% della popolazione femminile in età fertile, anche se i dati sono estremamente parziali e probabilmente sottostimati.


I sintomi più diffusi sono: forti dolori mestruali ed in concomitanza dell’ovulazione, cistiti ricorrenti, irregolarità intestinale, pesantezza al basso ventre, dolori ai rapporti sessuali, infertilità nel 35% dei casi. Per una malattia di cui non si conoscono ancora le cause, per la quale non esistono cure definitive né percorsi medici di prevenzione, per limitare i danni che l’endometriosi provoca, è fondamentale fare informazione per creare consapevolezza.

Una svolta nella ricerca sull’endometriosi arriva dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (VR) con l’avvio di BIOME-ENDO, uno studio prospettico pionieristico che indagherà il rapporto tra microbiota femminile ed endometriosi. La patologia, che in Italia colpisce oltre tre milioni di donne, potrebbe finalmente trovare nuove chiavi di lettura attraverso l’analisi della complessa popolazione di microrganismi che abita il nostro corpo.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Wellmicro, società del Named Group specializzata nell’analisi metagenomica del microbioma, rappresenta un approccio completamente innovativo nell’ambito della ginecologia. Lo studio coinvolgerà circa 2.000 donne dai 18 anni in su nell’arco di due anni, analizzando il microbiota vaginale, cervicale e rettale di due gruppi distinti: pazienti con endometriosi in forma ovarica, peritoneale o profonda e donne con patologie ginecologiche benigne senza diagnosi di endometriosi.

«L’endometriosi è una condizione infiammatoria cronica che interessa una donna su dieci» spiega il dottor Marcello Ceccaroni, direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna e presidente di ISSA. «I sintomi più comuni includono dolori mestruali, durante i rapporti sessuali, la minzione o la defecazione, ma non mancano i casi asintomatici che, se trascurati, possono portare a compromissione di organi come reni e intestino. Questo studio punta a studiare e a mettere a confronto i microbiomi di vagina, cervice, intestino ed endometrio nelle pazienti con endometriosi per capire se questa popolazione di microrganismi possa avere un ruolo su gravità e progressione della malattia. Lo scopo è quello di andare alle radici della patogenesi, possibilmente individuando i microorganismi responsabili delle forme più severe, con l’obiettivo di permetterci in futuro di giocare d’anticipo».

Il microbioma, quell’ecosistema invisibile composto da oltre 3 milioni di geni, sta rivelando un ruolo sempre più centrale nella salute femminile. Quando l’equilibrio di questa comunità microbica si spezza, la disbiosi può aggravare molte patologie, tra cui l’endometriosi stessa. La ricerca punta proprio a comprendere se alterazioni specifiche del microbiota possano predire la gravità della malattia e le complicanze post-operatorie.

Durante il percorso clinico, verranno raccolti tamponi vaginali, cervicali e rettali, e, dove indicato, campioni endometriali tramite isteroscopia. I dati preoperatori e chirurgici verranno elaborati da Wellmicro, che applicherà tecnologie metagenomiche Shotgun e algoritmi di machine learning per identificare signature microbiche cross-regno, potenzialmente associate all’endometriosi.


BIOME-ENDO, progetto fortemente voluto dal Dr. Marcello Ceccaroni e dalla sua equipe e fin da subito appoggiato dalla Direzione dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona), si colloca tra i progetti più avanzati a livello europeo per la comprensione delle interazioni tra microbiota e salute femminile.

Un’analisi ad interim verrà condotta dopo il reclutamento delle prime 300 pazienti, per orientare lo sviluppo della fase successiva, mentre il follow-up finale si concluderà tre anni dopo l’ultima inclusione.

L’obiettivo finale è ambizioso ma concreto: migliorare la diagnosi, la prognosi e la qualità di vita delle pazienti con endometriosi attraverso una comprensione più profonda dei meccanismi biologici che governano questa complessa patologia. La ricerca sul microbioma potrebbe aprire nuove strade terapeutiche, permettendo di intervenire precocemente e in modo mirato, trasformando così la storia clinica di milioni di donne.

Un ruolo fondamentale nella lotta per l’endometriosi lo svolge da anni l’A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi, che ha fatto della formazione medica uno dei suoi pilastri. Annalisa Frassineti, presidente dell’associazione, sottolinea l’importanza dell’aggiornamento continuo: «Ogni anno in autunno all’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria a Negrar di Valpolicella organizziamo un corso per i migliori ginecologi e specialisti esperti di endometriosi dedicato a medici provenienti da tutta Italia. La formazione è la chiave per trattare l’endometriosi, malattia cronica e ancora difficile da diagnosticare che colpisce il 10% della popolazione femminile. Accorciare la diagnosi, il cui ritardo oggi varia dai 5 agli 8 anni, significa restituire una buona qualità della vita alle donne con terapie mirate. Il corso formativo gratuito è organizzato dall’A.P.E. da oltre 19 anni in prima linea grazie all’impegno di pazienti volontarie che vivono in prima persona la patologia».

L’A.P.E., Associazione Nazionale di Pazienti attiva dal 2006, continua così il suo impegno nella divulgazione e sensibilizzazione su questa patologia che, secondo le stime, colpisce circa il 10% della popolazione femminile in età riproduttiva. Una malattia cronica che può causare dolore intenso, problemi di fertilità e impattare significativamente sulla qualità della vita delle donne che ne soffrono.

Per informazioni: www.apendometriosi.it

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