Sanihelp.it – Oggi le informazioni arrivano così velocemente e continuamente, che è difficile fermarsi, prendere distanza e capire davvero il quadro generale. Questo torrente di informazioni, che deforma il pensiero più di quanto lo formi, è deleterio: la capacità di sentire, pensare, discernere e avere intuizioni risulta alterata. E così l’ansia prende il sopravvento…
Se lo stress è la reazione di adattamento del nostro organismo a un pericolo reale, il nostro cervello non è fatto per essere sottoposto a stimolazioni continue. Notifiche, feed di attualità, i ritmi cerebrali e fisiologici vengono stravolti, con ripercussioni su sonno, concentrazione, umore, rimuginio mentale e percezione della realtà.
L’effetto dei neuroni specchio
Scorrere rapidamente notizie di grande violenza costringe il cervello a banalizzarle totalmente. Le reazioni possibili sono due: finire per essere anestetizzati e dissociati, oppure, al contrario, sentirsi costantemente preoccupati, anche in assenza di un pericolo reale, restando in uno stato di ipervigilanza che disturba la concentrazione ed esaurisce l’organismo. Inoltre, per l’effetto dei “neuroni specchio“, il nostro cervello reagisce a ciò che vede in modo molto simile a ciò che vive realmente: si può quindi restare traumatizzati semplicemente essendo testimoni di un attentato o di un incidente.
Questa capacità di identificazione è alla base dell’empatia umana, ma spiega anche perché le immagini violente e negative abbiano un tale impatto su di noi. L’esposizione quotidiana a informazioni ansiogene ci mantiene in uno stato di tristezza, impotenza, stress e ipervigilanza che ostacola le emozioni positive e la possibilità di restare padroni di sé agendo su ciò che possiamo controllare. Vedere e sapere sono due cose diverse. Si può essere consapevoli che la situazione è preoccupante evitando al contempo di esporsi inutilmente a flussi di immagini o commenti sterili e stressanti.
Impatto a catena sui nostri comportamenti
Diverse ricerche scientifiche hanno chiaramente identificato gli effetti dell’esposizione ripetuta a notizie negative: aumento di ansia e stress, sintomi depressivi e senso di impotenza, disturbi del sonno e psicosomatici, irritabilità e rabbia, comportamenti a rischio… A questi si aggiunge un aumento del consumo di alcol, sostanze o una vera dipendenza dalle notizie: in certi contesti di guerra, quasi il 50% delle persone esposte mostra segni di dipendenza informativa.
Un’ipervigilanza deleteria per l’organismo
Quando ci si espone quotidianamente a contenuti ansiogeni, l’amigdala, il centro cerebrale che gestisce la paura, si satura. Smette di svolgere il suo ruolo di adattamento allo stress e inizia a funzionare male, impedendo ai centri cerebrali coinvolti nella razionalità e nel controllo dell’impulsività di operare correttamente.
Rimanere in modalità ipervigilanza, rabbia o ansia è dannoso per la salute fisica. Ci si muove meno, si recupera peggio, si dorme male. Ci si irrigidisce e ci si sente stanchi. L’ansia non è solo un disagio emotivo: è uno stato che influenza l’intero essere. Modifica la nostra fisiologia, le emozioni, i pensieri, le decisioni e la percezione del mondo. Ogni pensiero ansioso genera sensazioni corporee specifiche: tachicardia, tensione muscolare, respirazione superficiale. Queste sensazioni vengono poi interpretate dal cervello come la conferma che esiste un pericolo reale, generando ancora più pensieri ansiosi. È come se una parte del cervello avesse la missione permanente di cercare ciò che potrebbe andare storto.
Fare un passo di lato per preservarsi
È necessario quindi osservare cosa scatena l’ansia e cosa ci aiuta a uscirne. Bisogna nutrire ciò che ci eleva e ci mantiene vivi e attivi. Non si tratta di fuggire mettendo la testa sotto la sabbia, né di lasciarsi abbattere, perché lo scoraggiamento ci impedisce di fare tutto ciò che è in nostro potere per migliorare la nostra vita.
Non abbiamo bisogno delle ultime notifiche o dei lanci d’agenzia per essere informati. Al contrario, mantenere lo spazio per un “passo di lato” che preservi la visione d’insieme ci permette di trarre davvero qualcosa dalle informazioni. Rincorrere l’ultima notizia non fa altro che confondere la mente. A volte, la vera consapevolezza consiste nel dire: “Ne so abbastanza, e so che saperne di più non mi darebbe nulla di nuovo”.



