HomeVita di coppiaPunto G: e se lo chiamassimo zona G?

Punto G: e se lo chiamassimo zona G?

Piacere

Sanihelp.it – Negli anni Cinquanta il ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg descriveva un'area erogena localizzata sulla parete anteriore della vagina di alcune donne, capace di innescare, se stimolata, orgasmi intensi. Negli anni Ottanta, il dottor Frank Addiego e colleghi decisero di chiamare questa sorta di interruttore del piacere punto G, omaggiando con l’iniziale il primo scopritore.

Per anni si è dibattuto sulla reale esistenza o meno di questo punto (ne abbiamo parlato spesso anche noi di Sanihelp.it, anche uno speciale interamente dedicato al tema), situato a pochi centimetri dall’ingresso vaginale. Da qualche tempo la discussione si sta ora concentrando su come sia più corretto chiamarlo.

L’ultima proposta in ordine di tempo arriva dal dottor Irwin Goldstein, caporedattore della rivista Sexual Medicine Reviews, che proprio in un editoriale in via di pubblicazione definitiva sulla rivista, come riportato da diversi media internazionali e dall’Ansa, afferma che il «termine corretto» dovrebbe essere «Gräfenberg-Zone o G-Zone». Una zona e non un punto, perché in realtà le sensazioni di piacere deriverebbero dall’interazione tra cinque tessuti erogeni separati: i crura (le radici) e i bulbi del clitoride, le ghiandole periuretrali, l'uretra e la stessa parete vaginale anteriore.

 

Nulla di nuovo, in realtà: come avevamo già raccontato nel 2014, un gruppo di studiosi italiani dell’Università dell'Aquila e di Tor Vergata, in una rassegna svolta con colleghi francesi e messicani pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Nature Reviews Urology, aveva ribattezzato il punto G area CUV, descrivendo l’interruttore del piacere come un’area più estesa dove interagiscono in maniera dinamica clitoride, uretra e parete vaginale anteriore (CUV starebbe a indicare proprio il complesso clitoro-uretro-vaginale).

Ora la proposta di Goldstein, che abbina la parola zona alla storica iniziale G, forse, può essere intesa come un tentativo di dare un nome che metta in un certo senso d’accordo la tradizione – in cui il termine punto G è ormai universalmente entrato – e la necessità di descrivere più accuratamente questa particolare area del piacere femminile.

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