Sanihelp.it – Tinder, Meetic, Grindr, Badoo, Bumble e potremmo continuare ancora con l’elenco delle numerose e variegate applicazioni di dating esistenti, ovvero quei servizi, basati su algoritmi che utilizzano le informazioni fornite dagli utenti, volti ad agevolare la ricerca di un partner, occasionale o stabile che sia. È innegabile che queste app di incontri abbiano contribuito a ridisegnare il modo in cui si cercano e si vivono le relazioni sentimentali e sessuali.
Alcuni vantaggi saltano subito all’occhio: le app offrono possibilità di incontro apparentemente infinite e molto più accessibili a tutti. «Questa accessibilità ha cambiato il modo in cui le persone approcciano le relazioni. Per alcuni, le app di incontri offrono la possibilità di esplorare la sessualità in modo libero e senza giudizio, rendendo più facile trovare partner con preferenze o desideri simili. Per altri, rappresentano uno strumento per coltivare relazioni a lungo termine, poiché molte app offrono algoritmi di compatibilità che aiutano gli utenti a trovare persone con cui condividere interessi comuni» commentano in una nota gli esperti dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma Patrizio Spadoni e Roberta Rossi.
Ma c’è il rovescio della medaglia. Quando l’offerta, se così possiamo dire, è ampia, la scelta può essere più difficile e/o meno attenta: «La vasta disponibilità di opzioni può far sì che le persone abbiano difficoltà a impegnarsi seriamente in una relazione, temendo di perdere altre opportunità migliori. L’idea di qualcosa di meglio dietro l’angolo può portare a un perpetuo stato di insoddisfazione, dove nessuna connessione sembra mai abbastanza buona per diventare duratura» continuano gli esperti.
Si rischia quindi di incentivare legami occasionali e usa e getta e interazioni superficiali, considerato anche che spesso il sistema di matching che favorisce i contatti tra iscritti alle app di dating si basa sul primo impatto, per lo più legato all’aspetto fisico. «Sebbene questo possa essere liberatorio per molte persone, consentendo loro di vivere la propria sessualità in modo più libero, per altri può portare a sentimenti di vuoto o insoddisfazione, in particolare se cercano connessioni più profonde o relazioni affettive durature» evidenziano dall’Istituto di sessuologia clinica.
Chi fa un uso intensivo di questi servizi rischia anche tutta una serie di effetti sulla propria salute psicologica, da non sottovalutare. Come è facile intuire, se aumentano le possibilità di incontro, di riflesso, aumenta anche la possibilità di essere rifiutati, con conseguenze ben immaginabili sull’autostima. «La ricerca di un costante feedback positivo attraverso i match o le conversazioni può diventare una fonte di ansia, alimentando un ciclo di dipendenza dall’approvazione degli altri» evidenziano Rossi e Spadoni. «Inoltre, per molte persone, le app di incontri possono diventare una forma di gamefication delle relazioni, dove ogni match o interazione è visto come una piccola vittoria, rendendo il processo di ricerca del partner più simile a un gioco che a un’autentica esplorazione emotiva».
Meglio quindi abbandonare le app di incontri? Non necessariamente: come molte altre tecnologie, non sono negative in sé, ma in base all’uso che se ne fa. Il consiglio degli esperto è chiaro e semplice: «Possono essere utilizzate in modo sano e positivo se accompagnate da una buona comunicazione e da intenzioni chiare. Comunicare apertamente con i potenziali partner riguardo alle proprie aspettative e desideri può evitare malintesi e ridurre il rischio di esperienze negative. Inoltre, è importante che gli utenti riconoscano il potenziale delle app senza farle diventare l’unico modo di approcciarsi agli altri, bilanciando l’uso della tecnologia con interazioni più autentiche e personali».



