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HIV: nuove diagnosi stabili ma tardive

Sanihelp.it – Sono stabili le nuove diagnosi di Hiv in Italia, che lo scorso anno sono state 2.379 contro le 2507 del 2023, ma resta troppo alta la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV. La fotografia viene dai dati appena pubblicati dal Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in vista della giornata mondiale dedicata alla malattia celebrata ieri 1 dicembre.


«Ė necessaria una maggiore sensibilizzazione sia sulle norme di prevenzione che sull’accesso al test» sottolinea Barbara Suligoi, che dirige il Centro. «Dal 2015 è in continuo aumento la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi linfociti CD4 o con AIDS); nel 2024, due terzi degli eterosessuali, sia maschi che femmine, e più della metà degli MSM (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini) scoprono di essere HIV positivi quando il loro sistema immunitario è già compromesso (valori di linfociti CD4 bassi), un segno che il contagio è avvenuto da diverso tempo e che la malattia è in fase avanzata».

Alla luce di tali dati, Luca Butini, presidente di ANLAIDS (Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS), commenta così «Oltre a rendere possibile la trasmissione inconsapevole dell’infezione, il ritardo nella diagnosi condiziona negativamente le potenzialità della terapia. Delle 450 diagnosi di AIDS conclamata registrate nel 2024, quasi l’84% ha riguardato persone che fino a sei mesi prima nemmeno sapevano di avere l’infezione e pertanto non hanno avuto la possibilità di curarsi».

Si conferma quindi «la necessità di ampliare l’offerta del test HIV nella forma Community based, promuoverlo sistematicamente attraverso i medici di famiglia, offrirlo nei Pronto Soccorso e, parallelamente, far comprendere che chiunque abbia una attività sessuale dovrebbe considerare la possibilità di eseguirlo» continua Butini. «Il ricorso sistematico al test, né più né meno di quanto si faccia con altri test di screening e con gli esami per monitorare la propria salute, porta a ridurre le diagnosi tardive: potremmo intercettare per tempo le persone con infezione misconosciuta, trattarle efficacemente ed evitare così che trasmettano il virus ad altri. Il test HIV è il punto di ingresso in un percorso virtuoso che ci può portare al traguardo di rendere HIV non più una minaccia per la salute globale».

«L’età mediana alla diagnosi è intorno ai 41 anni?  Allora bisogna, allo stesso tempo, portare i quarantenni a sottoporsi al test e, considerando che si tratta di diagnosi emerse oggi ma di infezioni vecchie di alcuni anni, informare maggiormente i ventenni ed i trentenni su come evitare le infezioni trasmesse per via sessuale» conclude Butini.

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