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Educazione sessuale: il decreto Valditara è legge

Sanihelp.it – Lo scorso 4 giugno è stato approvato in via definitiva dal Senato il DDL Valditara (Legge numero 85/2026) che regolamenta l’educazione sessuale e affettiva a scuola.


Il provvedimento introduce l’obbligo di acquisire il consenso scritto e preventivo dei genitori (degli stessi studenti se maggiorenni) per la partecipazione degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori) ad attività extracurricolari di educazione sessuale-affettiva. Prima di chiedere l’autorizzazione, l’istituto deve fornire alle famiglie informazioni dettagliate su obiettivi, contenuti, materiali didattici ed eventuali esperti esterni coinvolti. Per chi non firma, la scuola è tenuta a predisporre attività formative alternative. La legge stabilisce, inoltre, il divieto assoluto di affrontare tematiche sessuo-affettive con i bambini delle scuole dell’infanzia e della primaria.

La misura non ha mancato di suscitare molto malcontento. Differenza donna bolla il provvedimento come quello che «blocca il cambiamento verso la civiltà», per la fondazione Una nessuna e centomila «aumenta l’oscurantismo e a farne le spese sono i ragazzi che cercano risposte da soli sul web». Fortemente contrari anche gli studenti dell’Unione Degli Studenti (UDS) che sottolineano: «Ancora una volta il Governo sceglie di affrontare temi fondamentali per la crescita delle nuove generazioni con i divieti».

Per ActionAid: «Con questo decreto nella scuola italiana si impedisce di prevenire la violenza di genere e si ampliano le disuguaglianze educative nel paese». Per altro proprio da una recente ricerca condotta da ActionAid insieme a Sylla/Webooh emerge come quasi 8 genitori su 10 sostengano l’introduzione dell’educazione alla sessualità e all’affettività come parte integrante della scuola dell’obbligo. Altre indagini recenti hanno rivelato come gli stessi giovani vogliano l’educazione sessuale a scuola.

Non solo, secondo la ricerca di ActionAid, l’educazione sessuo-effettiva non dovrebbe limitarsi alla biologia, ma includere soprattutto valori come il consenso, il rispetto reciproco e la prevenzione dei rischi. L’aspetto relazionale ed emotivo ha un peso quasi pari a quello sanitario. Secondo i genitori, l’educazione alla sessualità e all’affettività dovrebbe essere affidata soprattutto a professionisti esterni ed esperti, senza però escludere il ruolo fondamentale della famiglia e di insegnanti formati.

 «Siamo allarmati da una persistente ideologizzazione del tema e della parola sessualità intesa solo come mera pratica sessuale. Sessualità e affettività sono un binomio inscindibile: proprio nei primi anni di vita si pongono le basi per l’apprendimento di affettività e relazioni, sia in famiglia, sia a scuola e negli ambienti di apprendimento. Vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell’infanzia e primaria significa oscurare questi passaggi» commenta Maria Sole Piccioli, responsabile area Education ActionAid. «Richiedere un’autorizzazione preventiva ai genitori su questi temi, con procedure così restrittive delineate dal Decreto, significa compromettere la funzione propria della scuola pubblica di contrastare le diseguaglianze, impedire di iniziare sin dai primi anni di vita a prevenire la violenza di genere».

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