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Rosolia


La malattia č anche conosciuta come:
morbillo tedesco, rubeola, terza malattia


Frequente e innocua nei bambini piccoli, la rosolia è potenzialmente pericolosa se contratta durante la gravidanza. È importante vaccinarsi fin da piccoli per evitare questa possibilità.
Categoria: Malattie infettive


Che cos'è - Rosolia

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Rosolia: una malattia dalle due forme

La rosolia è una malattia infettiva causata da un virus appartenente al genere Rubivirus, famiglia Togaviridae, che si localizza in vari organi e tessuti.
Come il morbillo e la parotite, è una malattia endemo-epidemica: essa è cioè sempre presente nelle collettività con picchi epidemici ogni 7 anni e più. Precedentemente alla introduzione dei vaccini antirosolia, almeno l’80% delle persone venivano infettate da questo virus prima dei 20 anni.
È frequente nell’infanzia, rara nei primi sei mesi di vita perché si è protetti dagli anticorpi materni trasmessi durante la gravidanza (e non, come abitualmente si pensa, durante l’allattamento al seno).

La rosolia, sia in forma clinicamente evidente che di infezione inapparente, lascia un’immunità (protezione nei confronti di successive infezioni) che dura per tutta la vita. Anche l’immunità indotta dal vaccino è di lunga durata.
Chi è a rischio? Praticamente tutti, tranne i vaccinati o coloro che sono immuni per avere già contratto la malattia.

Nella sua forma acquisita, cioè contratta con un contagio da persona a persona attraverso le goccioline di saliva disperse nell’aria, è una malattia a evoluzione benigna, tuttavia complicazioni come artriti acute e artralgie sono frequenti, soprattutto nel caso di rosolia contratta in età adulta.
Complicazioni meno frequenti sono la trombocitopenia (diminuzione del numero delle piastrine, elementi del sangue fondamentali per il processo della coagulazione) e l’encefalite, che si manifesta in circa un caso su 6.000. L’encefalite da rosolia può essere mortale.
Ben diverso il caso della forma congenita, cioè trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza. In questo caso le complicanze possono essere anche molto gravi.

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Prevenzione - Rosolia

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Vaccinazione trivalente: tanti motivi per dire sì

Morbillo, parotite e rosolia sono tre malattie prevenibili con un’unica vaccinazione, detta trivalente e chiamata MPR. 
L’utilizzo di questa formulazione tripla dà dei grandi vantaggi, sia per il bambino, perché consente di vaccinare verso tre malattie con un’unica iniezione, sia per la collettività, poiché fa diminuire la diffusione di tutti e tre i virus e di conseguenza protegge da queste malattie anche gli altri bambini più grandi e gli adulti. Quando almeno il 95% dei bambini della popolazione viene vaccinato, può essere conseguita l’eliminazione della malattia. Infatti la vaccinazione consente un effetto protettivo indiretto anche sui non vaccinati; anche se arrivassero dall’esterno dei malati, questi non sarebbero in grado di contagiare la comunità.
Il vaccino MPR può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini.

Tutti i bambini dovrebbero essere vaccinati. L’età consigliata è a partire dal tredicesimo mese di età (o comunque non appena il bambino compie il primo anno) ed è importante fornire la protezione vaccinale senza ritardi. Si raccomanda poi una seconda dose all’età di 5-6 anni.
Il vaccino può essere somministrato a qualsiasi età: anche adolescenti e adulti che non sono certi di aver contratto queste malattia possono essere vaccinati, in particolare si consiglia il vaccino alle donne in età fertile.

Il vaccino è ben tollerato e solitamente non dà alcun disturbo. Le eventuali reazioni compaiono dopo 5-12 giorni dalla vaccinazione e comprendono febbre, gonfiore dei linfonodi e raramente puntini rossi sulla pelle (simili al morbillo ma senza pericoli di contagio).
Nessuna precauzione è necessaria per chi viene a contatto con il vaccinato.

La febbre e le malattie acute febbrili non sono di per sé una controindicazione alla vaccinazione. In caso di malattia acuta clinicamente rilevante è bene rimandare la vaccinazione.
Il vaccino non può essere somministrato in presenza di:
• alterazioni del sistema immunitario (per esempio indotte da tumori, leucemie o per terapie che deprimono il sistema immunitario, comprese quelle a base di cortisonici per via sistemica)
• precedenti gravi reazioni allergiche (anafilassi) ai vaccini o alla somministrazione topica o generale di neomicina
• gravidanza: la donna in gravidanza non può essere vaccinata, inoltre la gravidanza deve essere evitata bei tre mesi successivi alla vaccinazione.

Per quanto riguarda un’eventuale reazione del vaccino con l’assunzione di uova, il vaccino antimorbillo non contiene quantità di proteine che possono avere una reazione crociata con l'ovoalbumina. I test cutanei nei bambini allergici all'uovo non sono utili nello stabilire il rischio di reazioni avverse al vaccino.

Se il bambino ha già avuto una delle tre malattie il vaccino è comunque consigliato, perché la diagnosi clinica di queste malattie non è mai certa ed è quindi possibile che il bimbo sia ancora vulnerabile. Stesso discorso nel caso in cui il bambino avesse avuto di recente un contatto con un soggetto malato e quindi potrebbe avere la malattia in incubazione: se si effettua il vaccino e la malattia dovesse insorgere, avrebbe un decorso più mite.

Il vaccino MPR non è obbligatorio ma è raccomandato dal Ministero della Salute e da altri organismi internazionali ed è offerto gratuitamente. Vi è assoluta certezza scientifica che un bambino vaccinato è molto più al sicuro di uno non vaccinato.
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Sintomi - Rosolia

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Rosolia: macchie rosa e palline dietro le orecchie

La rosolia è una malattia molto contagiosa, anche se non raggiunge i livelli di diffusività del morbillo. Il virus viene trasmesso per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando. Il periodo di contagiosità, in cui la malattia può essere trasmessa dalle persone infette (con o senza sintomi manifesti) a quelle suscettibili, va da una settimana prima a 4 giorni dopo la comparsa dell’esantema, che può mancare del tutto.

I bambini affetti da sindrome da rosolia congenita possono eliminare il virus e quindi rimanere infettanti per molti mesi dopo la nascita. Non è invece possibile venire contagiati a distanza, tramite una terza persona oppure oggetti con cui è venuto a contatto il malato.

Molto spesso la rosolia non si presenta con segni clinici evidenti e con una sintomatologia ben definita, per cui le infezioni possono passare del tutto inosservate; questo può essere particolarmente rischioso nel caso di un’infezione contratta durante la gravidanza.

Dopo un periodo di incubazione, che può variare da un minimo di 12 a un massimo di 23 giorni (solitamente però è di 16-18 giorni), si ha comparsa di:
• febbre di lieve entità
• arrossamento del palato e della gola
• mal di testa
• dolori alle articolazioni
• raffreddore
• ingrossamento dei linfonodi posti ai lati delle orecchie e dietro la nuca (può essere l’unico segno della malattia).

Dopo 1-2 giorni sul viso e sul collo compaiono macchioline leggermente sollevate, di colore roseo o rosso pallido, molto meno fitte di quelle del morbillo e senza alcuna tendenza a confluire tra loro. Tale eruzione cutanea, sotto forma di esantema, si estende successivamente al resto del corpo e scompare nel giro di due o tre giorni.
Un bagno o una doccia caldi rendono più evidente l’esantema, che non compare affatto in circa il 40% dei casi, mentre nel 20-25% dei casi compaiono soltanto la febbre e la tumefazione dei linfonodi. La rosolia, quindi, si manifesta in modo conclamato soltanto nel 50% circa dei casi.
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Cura e Terapia - Rosolia

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Rosolia: si cura con riposo e rimedi dolci

Essendo una malattia virale, per la rosolia non esistono cure specifiche. Evolve spontaneamente verso al guarigione.

Il riposo a letto e una dieta leggera ma ricca di zuccheri e liquidi costituiscono la base per il trattamento della rosolia. Per la febbre può essere consigliato il paracetamolo o alcuni rimedi omeopatici.
Per alleviare i sintomi dell’artrite il medico curante potrà prescrivere la terapia sintomatica più adatta.

Non è richiesto l’isolamento del bambino malato e, per la riammissione a scuola, devono essere considerate le sue condizioni generali di salute.

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Vaccinazioni: ridurre gli effetti collaterali

Tra il secondo e il terzo mese di vita il bambino deve effettuare delle vaccinazioni obbligatorie: antitetanica, antidifterica, antipolio e antiepatite B. I genitori possono scegliere di associare anche il vaccino contro la pertosse, che viene somministrato insieme con gli altri in un’unica iniezione.
Sulle vaccinazioni sono in corso da molti anni discussioni riguardo la loro obbligatorietà, efficacia e potenziali effetti collaterali. Al di là delle scelte individuale è giusto comunque sottolineare che la legge impone al genitore di sottoporre il bimbo almeno alle vaccinazioni obbligatorie. Vale comunque la pena parlarne con il pediatra, per chiarire ogni dubbio in proposito.

Le vaccinazioni vanno effettuate al bambino sano, che non presenti febbre, disturbi gastrointestinali o altri sintomi di malattia. Nei due giorni seguenti può verificarsi un aumento della temperatura corporea.

È quindi utile sostenere le difese del neonato nel processo di reazione ai vaccini, per ridurre i loro possibili effetti secondari senza interferire con l’attività di profilassi. A questo scopo sono molto validi i rimedi naturali, come:
-fiori di Bach: Rescue Remedy (composto da 5 fiori) e Crab apple, cominciando il giorno prima e terminando due giorni dopo la vaccinazione
-rimedi omeopatici: Thuia 200 CH, mezza monodose il giorno prima della vaccinazione, e Sulphur 200 CH, sempre mezza monodose, due giorni dopo il vaccino.

Se nei giorni seguenti la vaccinazione il bambino dovesse avere la febbre, si possono mettere in atto quegli accorgimenti sempre validi in caso di rialzo termico di qualsiasi natura:
-alleggerire l’abbigliamento (evitando spifferi d’aria)
-frizionare la fronte del piccolo con una salvietta imbevuta d’acqua fresca e un po’ di aceto di mele
-intervenire con un antipiretico solo se la febbre supera i 38,5°C, o se il bimbo è sofferente, abbattuto e non reagisce
-non forzarlo a mangiare, ma dargli spesso da bere
-somministrargli decotti di mela o tisane di tiglio
-applicare sulla fronte delle fette di patata cruda
-ricorrere, sempre dietro parere del medico, a fiori di Bach (Willow) o rimedi omeopatici (Aconitum ai primi sintomi, Belladonna se il bimbo è prostrato, Ferrum phosphoricum se al contrario mostra agitazione, suda e non dorme, Chamomilla se è molto irritato).

Se la febbre non cala, o il bambino manifesta un’irritabilità estrema o improvvisa, oppure ha la diarrea, è comunque meglio contattare il pediatra.

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Da sapere - Rosolia

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Rosolia: è meglio sapere che...

• Se il vostro bambino è affetto da rosolia, evitate che venga a contatto con donne in gravidanza.

• Se il bambino, nella settimana precedente l’esordio della rosolia è venuto a contatto con una donna gravida (o con un suo famigliare), è necessario informarla tempestivamente.

• Se vostra figlia non ha contratto la malattia, è raccomandabile vaccinarla nell’ultimo anno di scuola elementare.

• La vaccinazione è raccomandata anche quando esistono dubbi sull’avere già superato l’infezione: in questi casi la vaccinazione, anche se non necessaria, non risulta dannosa.

• Se si programma una gravidanza e anche se si è già stati sottoposti al vaccino, è indispensabile verificare, con un semplice esame del sangue, se si è protetti o meno dalla malattia.

• La vaccinazione con virus vivi e attenuati è raccomandata soprattutto alle donne in età fertile sieronegative a rischio di contagio, come baby sitter, maestre d’asilo, infermiere ecc.


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Rosolia e gravidanza: che fare?

Se la rosolia viene contratta da una donna durante la gravidanza, tutti gli organi e i tessuti fetali sono coinvolti: il virus infatti passa attraverso la placenta e, per questa via, infetta il feto.
Gli effetti sul prodotto del concepimento possono essere molto gravi: aborto spontaneo; morte intrauterina del feto; malformazioni e lesioni di tipo infiammatorio, principalmente a carico del sistema nervoso, dell’apparato cardiocircolatorio, degli organi di senso, con ritardato sviluppo fisico e psichico (Sindrome da rosolia congenita).

Il rischio di avere gravi malformazioni nel feto quando la rosolia viene contratta in gravidanza è massimo nel primo trimestre (85% nelle prime 8 settimane, 52% dalla nona alla dodicesima settimana di gestazione), mentre le infezioni contratte dopo la ventesima settimana raramente provocano malformazioni congenite.

Le donne che intendano intraprendere una gravidanza, non vaccinate o non immuni in seguito alla malattia, dovrebbero sottoporsi, prima del concepimento, a una ricerca degli anticorpi antirosolia ed eventualmente alla vaccinazione (il test è offerto gratuitamente secondo il Decreto ministeriale 10 settembre 1998 per la tutela della maternità).

La presenza di anticorpi della classe IgG nel campioni è segno di un’infezione avvenuta nel passato e, quindi, di immunità nei confronti di infezioni successive, mentre la presenza di anticorpi della classe IgM indica infezioni in atto.
Se nel campione non si riscontrano anticorpi, è necessario ripetere l’esame a distanza di circa un mese. La positività nel secondo campione è segno di infezione recente o in atto; se anche il secondo campione risulta negativo, il test deve essere nuovamente ripetuto dopo 6 settimane dall’esposizione al contagio. La persistenza della negatività indica che l’infezione non è avvenuta.

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Glossario per Rosolia - Enciclopedia medica Sanihelp.it

 - Rosolia
 - Paracetamolo
 - Congenito
 - Epidemia
 - Esantema
 - Incubazione
 - Immunita
 - Linfoadenopatia


Farmaci

 - MMRVAXPRO*1 FL 1D+SIR S/A+2AGH
 - PRIORIX TETRA*SC 10FL+10SIR+2A
 - PRIORIX TETRA*SC 1FL+1SIR+2AGH
 - PRIORIX*10FL POLV+10SIR SOLV C
 - PRIORIX*1FL POLV+1SIR SOLV C/A
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Autore: Roberta Camisasca - Sanihelp.it
Data ultima modifica: 28-12-2015

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