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Studio

Psicopatia e sviluppo cerebrale

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Pubblicato il: 19-01-2010

Lo studio, presentato lo scorso novembre a Padova, si concentra sulle caratteristiche morfostrutturali della corteccia cerebrale delle persone psicopatiche

Sanihelp.it - Lo scorso novembre alla Fiera di Padova, durante il XL Congresso della Società Italiana di Neurologia è stato presentato uno studio sulle caratteristiche morfostrutturali della corteccia cerebrale delle persone con tendenze omicide.

Come ha illustrato il dottor Giovanni Frisoni, dell’IRRCS S. Giovanni di Dio-Fatebenefratelli, di Brescia: si tratta di persone con importanti tratti antisociali (talvolta definiti psicopatici), caratterizzati da scarsa empatia interpersonale, impulsività e incapacità di regolare il proprio comportamento secondo standard sociali. Lo studio ha dimostrato che alcune aree cerebrali coinvolte nel controllo degli impulsi (fra cui corteccia orbitofrontale e cingolato anteriore) sono ipotrofiche rispetto a persone di controllo.

Lo studio delle persone con caratteristiche psicopatiche o antisociali rientra nel grande capitolo dei comportamenti socialmente devianti, di cui il nostro e altri studi analoghi contribuiscono a comprendere la basi neurobiologiche.

I comportamenti socialmente devianti, fra cui impulsività e stalking, riconoscono non infrequentemente un disturbo antisociale di personalità e un disturbo borderline di personalità come determinanti psicopatologici. È interessante notare che nelle persone con psicopatia, le strutture cerebrali che elaborano emozioni sono ipoattive rispetto ai controlli, mentre nella personalità borderline si riscontra una forte iperattività di queste strutture, unita a una ipoattività innanzitutto delle cortecce frontali che garantirebbero l’inibizione dei comportamenti istintivi o precedentemente appresi, come la corteccia frontale orbito laterale.

Nel complesso intreccio delle funzioni frontali, la corteccia cingolata anteriore rileva il conflitto per esempio fra l’esito atteso da un comportamento e quello prevedibile da una reazione istintiva, o quello osservabile nella esecuzione di un comportamento precedentemente avviato. Questo segnale di conflitto arriva alla corteccia orbitofrontale, che agisce quindi per inibire la reazione istintiva, o comunque quella in corso, e avviare un nuovo processo di programmazione per un comportamento più efficiente.




FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SocietÓ Italiana di Neurologia - SIN

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