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Novità sulle malattie cardiache

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Pubblicato il: 09-12-2004

L'ultima scoperta in fatto di malattie cardiache riguarda i fattori di rischio genetici. E oggi si riparano i danni dell'infarto con le cellule staminali embrionali.

Sanihelp.it - Fino a oggi le malattie cardiovascolari sono state soprattutto curate; per il futuro, è alla prevenzione primaria che sono affidate le speranze di una riduzione della mortalità
 
In questo senso sono stati fatti degli studi circa i fattori scatenanti di queste malattie, che a quanto emerge non sono solo ambientali, ma anche genetici. 
 
Infatti per anni l’insorgenza di malattie cardiovascolari è stata ricondotta a fattori di rischio modificabili quali le dislipidemie, l’ipertensione, il fumo, l’obesità, la sedentarietà, lo stress.  
I grassi sotto accusa sono il colesterolo e i trigliceridi, il cui tasso aumentato nel sangue è sicuro fattore di rischio.  
 
Si è però constatato che l’assenza dei fattori appena indicati non basta a escludere la possibilità di eventi cardiovascolari. Anzi, le persone predisposte sono a rischio anche in presenza di valori normali di colesterolo, ipertensione, diabete.  
 
«Oggi sappiamo che la malattia aterosclerotica è il risultato dell’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali», spiega il professor Francesco Romeo, direttore della Cattedra di Cardiologia di Tor Vergata di Roma. 
 
«Le ricerche da noi condotte hanno evidenziato come alterazioni del gene LOX-1 (che regola la captazione del colesterolo nella placca) accelerano il processo aterosclerotico».  
 
Le persone che presentano questa alterazione genetica sono quindi maggiormente predisposte verso eventi cardiovascolari, anche in presenza di bassi livelli di rischio.  
 
Ma sottolineare l’influenza dei fattori genetici nelle cardiopatie ischemiche non significa sottovalutare il ruolo di quelli ambientali: «Al contrario», osserva Romeo, «la prevenzione primaria si raccomanda proprio per chi presenta una predisposizione genetica. Per queste persone, un fattore di rischio come il colesterolo deve essere portato a valori più bassi di quelli considerati normali».  
 
Infatti, se l'assimilazione media di colesterolo alimentare quotidiano indicata dagli esperti è di meno di 300 mg per una persona sana, per un individuo a rischio di malattia cardiovascolare l'introito deve scendere a meno di 200 mg.  
 
Ma quella riguardante i fattori di rischio non è l’unica novità riguardante le malattie cardiache: la professoressa H. Bock-Marquette dell’Università di Dallas, in un lavoro appena pubblicato su Nature, ha descritto una proteina prodotta dalle cellule staminali embrionali in grado di riparare il tessuto cardiaco danneggiato dall’infarto.  
 
«Contrariamente alle cellule staminali», afferma il professor Romeo, «questa proteina interviene direttamente sulla cicatrice ed è in grado di rigenerare le poche cellule residue della zona infartuata.  
Si tratta forse della scoperta più importante nell’ambito della riparazione tissutale del muscolo cardiaco».


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Redazione Sanihelp.it

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