Sanihelp.it – Il ‘mostro dagli occhi verdi’, così definiva Shakespeare la gelosia in una delle sue tragedie più famose, Otello. Un sentimento che si presenta quando si avverte che una relazione importante è minacciata da qualcuno di esterno al rapporto e questo vale non solo per i legami sentimentali, ma anche d’amicizia o familiari.
La gelosia non è di per sé negativa, a patto che non degeneri causando sofferenza al partner, agli amici o ai parenti. Nel momento in cui questo sentimento si scatena, chi lo sperimenta viene travolto dall’emotività, che spinge a guardare con terrore e ansia a un possibile abbandono da parte della persona amata o cara. Chiaramente, in questa dinamica la possessività gioca un ruolo non da poco.
La possessività, infatti, spinge la persona che la prova a ritenere di avere l’esclusività dell’altro… un altro (amico, partner o familiare che sia) inteso come oggetto del desiderio e di amore viscerale. Questo sentimento si manifesta anche in mancanza di qualche evento che possa ‘giustificare’ un comportamento di questo tipo.
La gelosia, tuttavia, non è sempre disfunzionale. Una dose contenuta di gelosia, infatti, è accettabile e può persino giovare al rapporto. Diventa deleteria quando è patologica, per cui la persona che la prova stravolge completamente la realtà, inizia a immaginare rivali presunti, persino le prove di un tradimento. Questo sentimento, non a caso, può degenerare a tal punto da provocare delitti passionali.
La prima cosa da fare, quando ci si sente in preda alla gelosia è mettere a fuoco le emozioni provocate da questo sentimento, cioè rabbia e paura, poi analizzare le cause che hanno acceso la miccia della gelosia. Già con questa semplice regola basata sull’autosservazione, si può impedire che questo sentimento si trasformi in una devastazione emotiva.



