Sanihelp.it – Essere famosi espone al rischio di morte prematura? Secondo alcuni studi i musicisti famosi hanno un rischio di mortalità più elevato rispetto alla popolazione generale, ma finora non era chiaro se la fama contribuisse ad aumentare il rischio o se esso potesse invece dipendere da altri aspetti della professione musicale.
Ricercatori dell’università Witten/Herdecke (Germania) hanno quindi deciso di andare a analizzare questo specifico aspetto: il loro studio, pubblicato online sul Journal of Epidemiology & Community Health, suggerisce che la fama da sola può essere associata a un aumento del rischio di mortalità tra i musicisti.
I ricercatori hanno confrontato retrospettivamente il rischio di morte di 648 cantanti, metà dei quali aveva raggiunto lo status di celebrità e l’altra metà no. Ciascuna delle 324 star è stata confrontata con i colleghi meno noti in base ad anno di nascita, sesso, nazionalità, etnia, genere musicale e status di cantante solista/principale in una band.
Il campione di cantanti famosi è stato estratto dalla Top 2000 Artists of All Time, database che aggrega classifiche globali basate su elenchi pubblicati da critici musicali, giornalisti e professionisti del settore, ma non su sondaggi del pubblico o dati di vendita. Sono stati inclusi solo gli artisti attivi dopo il 1950 e prima del 1990, per raccogliere informazioni sufficienti sul rischio di morte entro la fine di dicembre 2023.
La maggior parte (83,5%) era di sesso maschile e l’anno medio di nascita era il 1949, ma la fascia di età variava dal 1910 al 1975. Oltre la metà dei cantanti (61%) proveniva dal Nord America, mentre i restanti dall’Europa/Regno Unito. La gran parte era bianca (77%), con solo il 19% di etnia nera e il 4% di altre etnie o di etnia mista. E la maggioranza apparteneva al genere rock (65%), seguito da R&B (14%), pop (9%), new wave (6%), rap (4%) ed elettronica (2%). Oltre la metà dei cantanti (59%) faceva parte di una band; il 29% era un solista e il 12% si esibiva sia da solista che in una band.
L’analisi dei dati ha mostrato che, in media, i cantanti famosi sopravvivevano fino all’età di 75 anni, mentre quelli meno famosi arrivavano fino all’età di 79 anni.
Sebbene l’appartenenza a una band fosse associata a un rischio di morte inferiore del 26% rispetto a chi cantava da solo, l’inclusione di questa variabile non influenzava l’effetto complessivo della fama, poiché i cantanti famosi avevano comunque il 33% di probabilità in più di morire prima rispetto ai loro colleghi meno noti. Solo 2 (0,6%) delle star hanno raggiunto la fama postuma. Il rischio elevato di morte nei casi analizzati è iniziato solo dopo aver raggiunto la fama ed è rimasto significativamente associato per tutto il periodo della vita da celebrità.
Ciò suggerisce, ragionano gli autori, che l’aumento del rischio di morte non è attribuibile a differenze di base o a una causalità inversa per cui una morte precoce contribuisce alla fama, ma che questo rischio emerge specificatamente dopo il raggiungimento della fama. «Il che – spiegano – evidenzia la fama come un potenziale punto di svolta temporale per i rischi per la salute, inclusa la mortalità. Oltre alle spiegazioni occupazionali, i nostri risultati suggeriscono che la fama aggiunge ulteriore vulnerabilità all’interno di un gruppo già a rischio».
Gli autori puntualizzano che si tratta di uno studio osservazionale e, in quanto tale, non è possibile trarre conclusioni definitive su un rapporto di causa-effetto. Si precisa anche che il campione di studio non era globale e si limitava ai cantanti, il che significa che tali osservazioni potrebbero non essere applicabili ad altre regioni del mondo o ad altri ambiti della fama, come la recitazione o lo sport.
Una possibile spiegazione di questi risultati potrebbe risiedere nello «stress psicosociale unico che accompagna la fama, come l’intenso controllo pubblico, la pressione dovuta alle prestazioni e la perdita della privacy», ipotizzano gli studiosi. «Questi fattori di stress possono alimentare disagio psicologico e comportamenti di adattamento dannosi, trasformando la fama in un peso cronico che amplifica i rischi professionali esistenti».
La notorietà porta una notevole sicurezza finanziaria, fattore che viene spesso associato a un invecchiamento sano. Ma in realtà dallo studio emerge che «essere famosi appare così dannoso da annullare qualsiasi potenziale beneficio associato a un elevato status socioeconomico. Ancora una volta, questo evidenzia la maggiore vulnerabilità» delle star, «indicando la necessità di una protezione e di un sostegno mirati per questa popolazione».



