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Good Food 4 All: una campagna europea

Sanihelp.it – In Europa si produce più cibo di quanto se ne consumi, eppure oltre 42 milioni di persone non riescono ad avere un pasto adeguato ogni due giorni. Nello stesso tempo, ogni anno vengono sprecate più di 58 milioni di tonnellate di cibo, pari a circa 130 kg pro capite, per un valore superiore ai 130 miliardi di euro. Una contraddizione strutturale tra abbondanza ed esclusione, che non riguarda solo la distribuzione delle risorse, ma un sistema alimentare con forti ricadute su salute pubblica, ambiente ed equità sociale.


Per rispondere a questo squilibrio nasce Good Food 4 All, una campagna sostenuta da oltre 340 organizzazioni europee, che ha lanciato un’Iniziativa dei Cittadini Europei con l’obiettivo di raggiungere 1 milione di firme, dopo le oltre 30.000 già raccolte, per chiedere all’UE una legge organica sul cibo e il riconoscimento del diritto al cibo.

A rendere questa iniziativa unica è la sua origine concreta e replicabile. Nasce a Ginevra nel 2023 dall’incontro tra l’italiano Walter El Nagar, e Christophe Golay. El Nagar è fondatore della Fondazione Mater e ideatore del Refettorio di Ginevra, un luogo che ogni sera offre pasti gratuiti a persone vulnerabili, finanziati dai clienti paganti, garantendo la stessa dignità alimentare per tutti. Un terzo dei cittadini europei affronta difficoltà economiche nell’accesso a cibi nutrienti, con conseguenze dirette su malnutrizione, obesità, diabete, malattie cardiovascolari e sviluppo dei bambini.

Le diete non equilibrate rappresentano uno dei principali fattori di rischio per le malattie croniche non trasmissibili, come diabete, patologie cardiovascolari e tumori, e contribuiscono a una quota significativa della mortalità complessiva. Sono responsabili di circa il 74% dei decessi globali, con l’alimentazione tra i principali fattori di rischio.

Nei bambini il fenomeno è in crescita, con una diffusione sempre più ampia del sovrappeso infantile già in età precoce. In Europa circa il 29% dei bambini è in sovrappeso o obeso con una tendenza in aumento già in età scolare.

La combinazione tra diete inadeguate e crescente consumo di alimenti ultra-processati sta generando una crisi sanitaria pubblica silenziosa che colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili. In molti Paesi europei oltre il 50% dell’apporto calorico giornaliero deriva da alimenti ultra-processati, con effetti crescenti su obesità e malattie metaboliche.

Il problema è anche ambientale e climatico. Lo spreco alimentare e l’agricoltura industriale producono emissioni di gas serra (CO₂, metano e protossido di azoto), contribuendo al riscaldamento globale e a eventi estremi come siccità, alluvioni e ondate di calore.


Circa il 10% delle emissioni globali di gas serra è legato allo spreco alimentare, mentre il sistema alimentare europeo contribuisce in modo significativo alle emissioni complessive.

Questi fenomeni riducono la produzione agricola, aumentano i prezzi e aggravano l’insicurezza alimentare.

Il degrado del suolo, la perdita di biodiversità e il consumo eccessivo di risorse, inoltre, colpiscono circa un terzo dei territori europei.

Oltre il 60% dei suoli europei è degradato e circa l’80% degli habitat naturali è in cattivo stato di conservazione con impatti diretti sulla resilienza del sistema alimentare. Il costo nascosto del cibo economico è spesso invisibile: allevamenti intensivi, filiere opache e modelli produttivi insostenibili. Il mercato resta fortemente concentrato, con poche multinazionali che controllano sementi e prezzi, limitando biodiversità e diritti dei contadini.

I costi sanitari legati a cattiva alimentazione e obesità possono arrivare fino al 7% della spesa sanitaria totale in alcuni Paesi europei. 

Anche l’acqua, risorsa essenziale per il cibo, è sotto pressione crescente: circa il 70% dell’acqua dolce globale è utilizzato per l’agricoltura . Proteggere l’acqua significa proteggere il sistema alimentare e il diritto al cibo.

A livello globale più di 700 milioni di persone soffrono la fame, mentre miliardi non possono permettersi una dieta adeguata. Un cambiamento legislativo europeo può rafforzare il diritto al cibo anche nei paesi terzi, evitando che l’UE esporti insicurezza alimentare.

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