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Sindrome Ovaio Policistico

Sanihelp.it – La recente Giornata Nazionale della Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos, rinominata di recente Pmos), promossa da Egoi Pcos – The Experts’ Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos-Pmos ha acceso i riflettori su una delle più comuni alterazioni endocrino-metaboliche delle donne, alla quale ancora troppo spesso, non si attribuisce la giusta importanza.


La sindrome dell’ovaio policistico interessa circa una donna su otto in età fertile eppure una conoscenza ancora limitata della sindrome e con la tendenza a considerarla esclusivamente come un problema ginecologico o riproduttivo. La sua complessità è invece molto più ampia: può associarsi ad alterazioni dell’ovulazione, iperandrogenismo, insulino-resistenza e iperinsulinemia, con possibili ripercussioni sulla salute metabolica e sulla qualità di vita.

Tra i segnali che possono accompagnarla vi sono irregolarità o assenza del ciclo mestruale, acne, irsutismo, caduta dei capelli, difficoltà nel controllo del peso e alterazioni metaboliche.

Manifestazioni che possono comparire già dopo il menarca o svilupparsi progressivamente nel corso degli anni e che possono presentarsi in maniera differente da donna a donna.

Proprio questa eterogeneità può rendere più complesso il percorso diagnostico.

«Parliamo di una sindrome molto diffusa, che può interessare circa una donna su otto, ma che ancora oggi non è conosciuta in misura proporzionata alla sua reale rilevanza. È necessario superare l’idea che la Pcos sia soltanto un problema ginecologico o legato alla fertilità. La salute endocrina, metabolica e riproduttiva sono strettamente connesse e la vera sfida è riconoscere precocemente i segnali e accompagnare ogni donna attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare- ha dichiarato  Vittorio Unfer, presidente Egoi a chiusura della giornata ed ha anche precisato- Non a caso, proprio nel 2026, un consenso scientifico internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ha proposto di sostituire il termine Pcos con Pmos, Sindrome Ovarica Metabolica Poliendocrina. Un cambiamento che non riguarda soltanto il nome, ma il modo stesso di comprendere e affrontare la malattia. L’ovaio non è necessariamente l’origine del problema, ma uno degli organi coinvolti in una complessa alterazione endocrino-metabolica. In questo nuovo scenario assume particolare interesse anche il myo-inositolo, una molecola naturalmente presente nell’organismo, coinvolta nei meccanismi di segnalazione insulinica e nella funzione ovarica. Le evidenze scientifiche ne suggeriscono un potenziale ruolo nel miglioramento di alcuni parametri metabolici e riproduttivi, aprendo prospettive interessanti per una gestione sempre più personalizzata della sindrome. La Prima Giornata Nazionale della Pcos/Pmos rappresenta quindi non soltanto un’occasione di sensibilizzazione, ma anche un’opportunità per promuovere una nuova cultura della prevenzione, della diagnosi precoce e della presa in carico multidisciplinare».

Uno dei messaggi centrali della Giornata è stato quello dell’urgenza di evitare semplificazioni sul tema. La presenza di ovaie dall’aspetto policistico all’ecografia, da sola, non è sufficiente a definire la sindrome. La diagnosi richiede una valutazione complessiva, che tenga conto della storia clinica e riproduttiva della donna, delle eventuali disfunzioni ovulatorie, dei segni di iperandrogenismo e degli accertamenti ormonali e metabolici indicati dallo specialista.


Una diagnosi tempestiva consente non soltanto di intervenire sui sintomi presenti, ma anche di prestare maggiore attenzione alle possibili conseguenze metaboliche a lungo termine.

Da qui l’importanza di un approccio nel quale ginecologo ed endocrinologo rappresentano riferimenti fondamentali, all’interno di una presa in carico che, quando necessario, può coinvolgere ulteriori competenze.

Particolare attenzione è dedicata anche a uno dei timori più frequenti tra le donne che ricevono una diagnosi di Pcos/Pmos: quello di non poter avere figli. La diagnosi non deve essere tradotta automaticamente in un’etichetta di infertilità. In alcune donne la sindrome può associarsi ad alterazioni dell’ovulazione e a difficoltà nel concepimento, che devono essere valutate caso per caso e, quando presenti, possono essere affrontate attraverso percorsi terapeutici specifici.

 «Anche il miglioramento dello stile di vita, l’attività fisica e, nelle donne sovrappeso o obese, la riduzione del peso- sottolinea il coordinatore nazionale della Giornata, Fabio Facchinetti– possono avere un ruolo importante nel miglioramento del quadro metabolico e della funzione ovulatoria. Il trattamento deve quindi essere sempre personalizzato sulla base delle caratteristiche della donna, dei sintomi, del profilo metabolico e dell’eventuale desiderio di maternità».

In occasione della Prima Giornata Nazionale, Egoi ha diffuso anche un decalogo in dieci punti rivolto alla popolazione: conoscere la sindrome e i suoi segnali: 

Ricordare che non riguarda soltanto le ovaie; 

Non affidare la diagnosi alla sola ecografia;

Ricorrere a un approccio multidisciplinare; 

Rivolgersi a professionisti esperti; 

Controllare la salute metabolica; 

Prestare attenzione ad alimentazione, movimento e sonno; 

Non trascurare il benessere psicologico;

Ricordare che Pmos non significa infertilità;

Considerare, infine, che ogni donna è diversa e anche il trattamento deve esserlo.

Poiché la sindrome può manifestarsi già a partire dall’adolescenza, diventa particolarmente importante diffondere corretti stili di vita sin dalla giovane età e aumentare la capacità di riconoscere precocemente eventuali segnali. Accanto agli specialisti, assumono quindi un ruolo importante anche i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, primi interlocutori della popolazione e potenziali protagonisti di un percorso di sensibilizzazione e orientamento verso gli approfondimenti specialistici quando necessari.

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