Sanihelp.it – Tra i segnali della “modalità sopravvivenza” ci sono i vuoti di memoria più frequenti. Perdere il filo di un discorso, dimenticare cosa si era andati a cercare o non ritrovare più le proprie cose può capitare quando si è particolarmente sotto pressione.
Poiché il cervello è mobilitato per individuare minacce e richieste potenziali, dedica meno energia alla memoria di lavoro, all’attenzione, alla pianificazione e alle funzioni esecutive.
C’è poi il sonno disturbato. Svegliarsi spesso nel cuore della notte con i pensieri che corrono può essere un altro campanello d’allarme. Ci sono momenti in cui il corpo è esausto, ma la mente continua a far scorrere preoccupazioni o cose da fare.
In questi periodi si può notare anche un’irritabilità insolita. Quando stanchezza e tensione si accumulano, la pazienza può diminuire. Uno stress intenso può rendere più difficile regolare le emozioni. Questo porta a un altro segnale: si lascia molto spazio alle emozioni negative. Un periodo di forte pressione può dare la sensazione di essere costantemente preoccupati, stressati o sopraffatti. Le emozioni positive diventano allora molto rare.
Infine, c’è un maggiore bisogno di controllo: voler anticipare, organizzare o tenere sotto controllo ciò che ci circonda può essere un modo per cercare prevedibilità. Questo può tradursi in un maggiore perfezionismo, senza che ciò significhi necessariamente voler controllare gli altri.
Stress quotidiano: quando è il caso di rivolgersi a un professionista?
Anche se l’espressione “modalità sopravvivenza” è efficace, non corrisponde a una diagnosi riconosciuta. Per capire cosa può accadere davvero quando questo stato si protrae, conviene prestare attenzione a come si gestiscono stress, stanchezza ed eventuali disturbi del sonno. Una sofferenza psicologica va presa sul serio quando inizia a incidere sulla vita quotidiana: difficoltà a svolgere le proprie attività, a lavorare, a mantenere le relazioni o a provare piacere nella vita.
In tutto questo, il sonno non va assolutamente trascurato. Un sonno di qualità contribuisce al buon funzionamento di attenzione, vigilanza, memoria e pianificazione, ma anche alla regolazione dello stress e all’adattamento alle situazioni che si vivono. Le difficoltà di sonno ripetute sono quindi un segnale da ascoltare, e non qualcosa che bisognerebbe semplicemente imparare a sopportare.
E se il malessere persiste, non bisogna assolutamente aspettare a chiedere aiuto! Un primo passo può essere anche rivolgersi al proprio medico curante, che potrà indirizzare verso il professionista più adatto.



