Sanihelp.it – La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino ancora poco conosciuta.
Nel 95% dei casi per evitare le fasi acute che la malattia comporta si devono fare notevoli sacrifici alimentari, con abolizione di alimenti quali cioccolato, latticini e bevande zuccherate.
Queste rinunce alimentari, soprattutto nei pazienti più giovani generano frustrazione, isolamento e difficoltà socio-relazionali.
Secondo un’analisi della letteratura scientifica internazionale sul tema dell’alimentazione nella Malattia di Crohn, condotta da EngageMinds HUB, Consumer, Food & Health Engagement Research Center dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, fra i 150.000 pazienti italiani con la Malattia di Crohn, soprattutto i giovani, riconoscono una correlazione stretta tra l’alimentazione e i sintomi della malattia.
Gli alimenti non consentiti nella dieta, purtroppo, sono vissuti come un'imposizione e sono causa di tentazione e frustrazione con un impatto sociale negativo sulla vita dei pazienti, ma anche sui caregiver.
Molti, infatti, rinunciano ad eventi e a pasti fuori casa.
Il tema e le sue conseguenze sulla sfera emotivo-relazionale per chi ha la patologia è ancora acerbo soprattutto in Italia, dove l'alimentazione e il momento dei pasti svolgono un ruolo socio-culturale di aggregazione e condivisione e per l’età pediatrica.
Questo studio ha dato l’avvio alla campagna sociale Crohnviviamo – Storie di giovani che la malattia di Crohn non può fermare, promossa da Nestlé Health Science, con il supporto di Modulen, alimento a fini medici speciali per chi ha la Malattia di Crohn, in collaborazione con l’associazione AMICI Onlus.
La campagna sociale nasce con l’obiettivo di aumentare la conoscenza della patologia e dare voce alle problematiche socio-relazionali legate all’alimentazione, che i ragazzi con Crohn si trovano a vivere ogni giorno.
Il nome Crohnviviamo, infatti, è un inno alla voglia di fare e alla gioia di vivere, nonostante la malattia.
I giovani vogliono infatti conciliare la ricerca di una normalità fatta di alternative alle più comuni scelte di gusto e piacere nel mangiare con il vivere a pieno le occasioni di socialità.
«L’analisi della letteratura ha messo in luce un interesse scientifico crescente circa la relazione tra alimentazione, malattie MICI e psicologia, anche se non esiste ancora un consenso internazionale sul tema. Per i pazienti, l’alimentazione è un’area della vita quotidiana fortemente investita sul piano emotivo. Tuttavia, mancano studi scientifici relativi all’impatto delle rinunce alimentari sul benessere psicologico dei malati e sullo stigma sociale verso questa malattia. La nostra ricerca, che prevede ora tre fasi empiriche di raccolta dati concentrate su giovani pazienti, i loro caregivers e i loro gastroenterologi, ambisce a dare un contributo in tal senso» ha dichiarato la Prof.ssa Guendalina Graffigna, direttore scientifico dello studio.
La campagna Crohnviviamo si prefigge di rispondere in modo concreto alle esigenze e alle problematiche delle persone con malattia di Crohn e delle loro famiglie, anche attraverso il coinvolgimento dell’associazione pazienti, di esperti e istituzioni su diverse tematiche, come la cucina inclusiva. Attraverso una serie di iniziative che verranno sviluppate nei prossimi mesi, si punterà soprattutto a riscoprire il gusto e il piacere della socialità, elementi essenziali per convivere al meglio con questa patologia cronica e per contrastare il sentimento di vergogna e imbarazzo che i giovani portano con sé.



